Inizia l’era di Jair Bolsonaro. L’insediamento del neo presidente del Brasile – dopo la vittoria con il 55,2% dei consensi contro Fernando Haddad – è in programma a Brasilia martedì 1 gennaio e vedrà la partecipazione, oltre che di diversi capi di Stato, del premier israeliano Benyamin Netanyahu, di quello ungherese Viktor Orban e del segretario di stato americano Mike Pompeo, in rappresentanza di Donald Trump. Per l’italia – a cui Bolsonaro ha promesso l’estradizione di Cesare Battisti, ufficialmente latitante da metà dicembre – presenti l’ambasciatore Antonio Bernardini e il ministro dell’Agricoltura Gian Marco Centinaio.

Diserterà invece la cerimonia il Pt (Partido dos trabalhadores), il partito d’opposizione dell’ex presidente Lula, in protesta contro il “divieto illegittimo alla candidatura dell’ex presidente Lula e dalla manipolazione criminale dei social media per diffondere menzogne contro il candidato del Pt, Fernando Haddad”. Assenza che Bolsonaro ha commentato attraverso un tweet: “Ho saputo che il Pt e il Psol non condivideranno la cerimonia dell’insediamento presidenziale come gesto di rigetto nei miei confronti. Peccato”.

Sostenuto dagli imprenditori e dai latifondisti, così come da un’ampia porzione di ceto medio-basso e di realtà religiosa, Bolsonaro mira ad allinearsi, in politica estera, agli Stati Uniti e alle destre europee. Tra i primi provvedimenti annunciati dall’ex capitano, la possibilità di possedere “un’arma da fuoco a ogni cittadino senza precedenti penali”. Altro punto fondamentale, lo spostamento dell’ambasciata brasiliana in Israele a Gerusalemme – seguendo l’esempio lanciando nel corso di quest’anno da Donald Trump – come ha riferito Netanyahu attraverso un comunicato: “La questione del trasferimento dell’ambasciata brasiliana a Gerusalemme non è di sapere se questo avverrà, ma quando“.

Otto militari diventeranno ministri. Oltre al vice presidente, Hamilton Mourão, provengono dall’esercito anche i ministri della Difesa, della Tecnologia e dell’Energia e altri quattro uomini con alte cariche politiche nella presidenza. Tra gli uomini più in vista dell’esecutivo ci sarà però il giudice Sergio Moro al dicastero della Giustizia. Moro è stato infatti uno dei grandi protagonisti della maxi inchiesta contro la corruzione che ha decimato la classe politica brasiliana, condannando e fatto arrestare Lula, oltre a politici di altre aree politiche.

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