In un periodo in cui si assiste purtroppo al triste spettacolo dello Stato che aliena beni del demanio e cioè di noi tutti, ai parchi che invece di tutelare mirano a fare business con la natura, ai beni comuni che vengono sacrificati a favore degli interessi privati come avviene con i porti turistici; in un periodo in cui accade tutto questo, ben venga che proprio dei privati si preoccupino di preservare per le future generazioni dei paesaggi ancora integri.

Siamo in Sardegna, un tempo splendida regione, dove, nel dicembre del 1960, approdò l’Aga Khan e iniziò l’assalto alle sue integre coste. Fu allora che nacque, di fatto, la Costa Smeralda, complici i proprietari dei terreni, ben felici di vendere per quello che ora si direbbe “un tozzo di pane”. Da allora molta strada, anzi molte strade sono state fatte e più di metà delle coste della Sardegna, circa 1.100 chilometri di spiagge, hanno perso la loro naturalità, cedendo a cemento e asfalto. Coste private e mare privato: la Sardegna è seconda solo alla Liguria come posti barca in porti turistici: ben 19.482.

Per la carità, di luoghi intatti ce ne sono ancora lungo le coste, ma la depredazione non è finita e le minacce incombono. Uno dei luoghi più incantevoli è Chia, nel comune di Domus de Maria, dove il Gruppo di intervento giuridico (GRiG) ha concepito un progetto su cui noi di Salviamo il Paesaggio avevamo a lungo meditato: salvaguardare una parte di territorio per le future generazioni. Come? Semplice: diventandone proprietari.

A Chia purtroppo il lido del mare, cioè la fascia demaniale, si riduce a pochi metri. Dietro ci sono le dune private e sulle dune pesava il pericolo della “valorizzazione” (le dune non contano una cippa se non sono cementificate). L’unica possibilità di salvare quei quattro ettari era acquistarli, sempre che la proprietà acconsentisse, ovviamente. Il che è stato. Il GRiG ha firmato questo mese un preliminare di acquisto, versando 30mila euro e impegnandosi a rivenirne altri 70mila entro febbraio, quando vi sarà l’atto definitivo. È stata perciò indetta una sottoscrizione pubblica. Ognuno può procedere a finanziare il progetto versando da 30 euro in su. “L’obiettivo è salvaguardare le dune e la spiaggia anche per le generazioni future e garantirne la fruizione pubblica”.

Non è la prima volta che privati acquistano per tutelare. Nei paesi di lingua anglosassone è una tradizione radicata. Il privato che si sostituisce al pubblico. Il pubblico ha altro a cui pensare che tutelare la natura. Del resto, nella classifica relativa alle preoccupazioni degli italiani, l’ambiente e il territorio non esistono. Ma dove vive la gente?

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Inquinamento e clima: molti problemi ma qualche spiraglio. Che anno è stato per l’ambiente il 2018

prev
Articolo Successivo

Riparte il futuro, il 30enne che salva il suo paese in Calabria: “Bloccata la discarica, ora orti e mulini antichi”

next