Cresce la consapevolezza etica nelle scelte di consumo. È una tendenza fotografata dalle ricerche sociali che trova riscontro – al netto dei tanti indifferenti – nel dialogo con i cittadini in strada. “Si fa politica anche con gli acquisti. Io utilizzo il meno possibile la grande distribuzione e compro dai piccoli produttori a filiera corta”, dichiara una delle persone più entusiaste. “Oggi con internet è più facile informarsi: se un’azienda inquina, delocalizza o sfrutta il lavoro minorile dev’essere punita”, aggiunge un’altra voce. Opzione complementare è premiare le esperienze virtuose: “È giusto sostenere aziende attente a salute e ambiente o fabbriche in difficoltà tenute in vita dagli operai”, sottolineano alcuni. Ma non tutti mostrano questa sensibilità: “Chi ha problemi economici bada al prezzo, i cosiddetti prodotti ecosostenibili costano di più e in molti casi sono specchietti per le allodole”. “Siamo immersi nella società dei consumi, compriamo oggetti che ci piacciono – dal telefonino ai vestiti – fingendo di non sapere che dietro c’è lo sfruttamento dei lavoratori e dell’ambiente”. E c’è anche chi ne fa una questione identitaria: “Iniziamo a comprare prodotti fatti in Italia, per aiutare le aziende italiane e tenere sotto controllo la qualità, anche questo è consumo critico”. E voi che ne dite?

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