Lunedì scorso ho partecipato all’assemblea della facoltà di Farmacia e Medicina e ho ascoltato una relazione tenuta dal dottor Giorgio Casati, direttore generale della Asl di Latina. L’Università Sapienza tiene corsi di Laurea presso il Polo Pontino, in tutta la provincia di Latina, e io stesso ho un insegnamento a Gaeta. Nella sua relazione il dottor Casati ha presentato con grande competenza e pacatezza un quadro piuttosto drammatico. La provincia di Latina ospita circa 500mila cittadini. In linea con la statistica nazionale, il 30% dei cittadini della provincia ha una età superiore ai 65 anni e le proiezioni indicano che nei prossimi 15 anni questa percentuale salirà ulteriormente. Il 40% è portatore di una o più patologie croniche che richiedono terapie quotidiane, talvolta economiche, più spesso costose. La provincia si estende in lunghezza per oltre 100 km e il territorio include aree costiere e montane nonché le isole pontine due delle quali sono permanentemente abitate. Questi dati danno un’idea dei problemi che la gestione del diritto alla salute comporta e ovviamente dei suoi costi: illustrano un problema che è scritto nei fatti.

Mentre ascoltavo questa relazione non potevo non notare che l’analisi dei problemi fattuali è scomparsa dal panorama politico del Paese e in particolare dall’orizzonte dei partiti attualmente al governo. Un funzionario competente conosce benissimo e illustra chiaramente problemi che il politico ignora o nasconde. Mai nella sua carriera politico-artistica Beppe Grillo ha menzionato problemi fattuali, se non ridicolizzandoli, e mai lo ha fatto nessun esponente di spicco del M5S o della Lega. Ogni problema sociale è stato derubricato da fattuale a giudiziario: anziché cercare una soluzione sono stati cercati dei colpevoli, fossero essi i migranti o i funzionari corrotti. Se è ovvio che i reati devono essere perseguiti dalla magistratura, è altrettanto ovvio che la condanna degli eventuali colpevoli non risolve i problemi fattuali e che il giusto e doveroso recupero di risorse pubbliche che può derivare dal lavoro della magistratura è modesto rispetto al fabbisogno del sistema e alle risorse ad esso destinate. Nessun partito politico ha diffuso una stima di ciò che dovrebbe costare un sistema sanitario (o un qualunque altro servizio pubblico) onesto ed efficientemente gestito: di quale sia cioè l’obiettivo da perseguire; però di certo già oggi l’Italia spende in Sanità e altri servizi meno della media europea, ed è molto dubbio che vi siano grandi margini di razionalizzazione.

Purtroppo le analisi dei problemi fattuali dello Stato non portano voti e non sono adatte alla violenta propaganda che ha caratterizzato fino a oggi i partiti dell’attuale maggioranza: molti elettori preferiscono scandalizzarsi piuttosto che ragionare. Lo scandalismo però non fa scomparire i fatti, non guarisce i malati cronici e non ringiovanisce gli anziani. Le recenti dimissioni del professor Ricciardi da presidente dell’Istituto superiore di Sanità mi sembra debbano essere lette in questa ottica: l’insensibilità del governo in carica nei confronti dei problemi fattuali della Sanità.

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