Matteo Renzi? Deve decidersi: o sta fuori o sta dentro il Pd. Veda lui. Ma non può stare in mezzo all’uscio”. Sono le parole dell’ex presidente del Consiglio, Romano Prodi, intervistato da Maria Latella nella trasmissione 24 Mattino, su Radio24.
Prodi si pronuncia sullo stato attuale del Pd: “Non so ancora se andrò a votare alle prossime primarie. Ci sono 7 candidati, mi facciano capire quale è il loro programma e in quel caso io posso anche giudicare. Non è il numero dei candidati quello di cui abbiamo bisogno oggi, ma di idee. Uno, ad esempio, potrà essere anche Corbyn, ma questo anziano signore è uscito improvvisamente che ha spiazzato tutti. E ha vinto. Non credo che diventerà mai primo ministro, o perlomeno sarà difficile, ma ha spiazzato tutti perché è arrivato mettendo delle idee sul tavolo”.
L’ex presidente della Commissione Europea torna ancora su Matteo Renzi: “La bandiera italiana e quella europea devono stare insieme. Solo una volta sciaguratamente è stata tolta la bandiera europea dalla stanza del presidente del Consiglio. Mi ricordo bene quel momento, mi venne una rabbia che non si può immaginare. Non telefonai a Renzi, perché un privato cittadini deve rispondere solo se interrogato”.

Prodi, poi, commenta l’accordo tra governo italiano e Ue sulla manovra: “E’ arrivato finalmente il momento del buon senso, che mi aspettavo arrivasse molto prima. Si è evitato il danno maggiore. Sul deficit era chiaro che si sarebbe arrivati al 2 per cento. Lo voleva anche Tria e l’Europa poteva accettarlo. Poi per motivi di politica interna comprensibilissimi finché si vuole, ma forieri di un danno enorme, si è posta l’asticella più alta, l’Ue l’ha messa più bassa, e infine si è trovata una specie di compromesso intorno al 2 per cento, come era ovvio”.
E puntualizza: “E’ debole l’Italia, è debole l’Ue, è debole la Commissione Europea e il compromesso, a questo punto, diventava necessario. Bisognava arrivarci prima, sinceramente, c’è stata inizialmente una mancanza assoluta di buon senso e di equilibrio. Quell’accordo era obbligatorio, nessuno può vincere in questo stato di debolezza reciproca. Attualmente nella Ue la Francia comanda la politica estera europea, la Germania quella economica e ognuno si fa i fatti suoi. Si diceva sempre che l’Europa fosse un motore a due pistoni franco-tedesco, in realtà ora è fatta da due motori a un pistone, quello della politica estera francese e quello della politica economica tedesca”.

L’ex presidente del Consiglio si esprime anche sulla protesta dei gilet gialli in Francia: “Credo che andrà avanti ancora, ma non avrà sbocchi. E’ come il ’68 in Italia: viene dal basso, non riescono ad avere un leader, ognuno fa proposte sempre crescenti. Invece il populismo italiano, cioè quello del M5s, è partito dall’alto con un comandante unico e quindi è arrivato al governo. Somiglianze tra gilet gialli e M5s? Sì, ci sono per quattro quinti”.

Prodi, infine, analizza i possibili scenari nell’Ue: “Se il Partito Popolare Europeo si sposta a destra, quindi tiene dentro Orban, e prima o poi ci sarà anche Salvini, e il centrosinistra presenta un candidato unico, ci potrebbe essere una grande e bella battaglia alle elezioni europee. La debolezza dell’Europa al cospetto di Stati Uniti e Cina e la mancanza di un leader? Le elezioni fanno i leader. Questo riporterebbe la politica in Europa, perché negli ultimi anni c’è stata solo tecnica e burocrazia. E solo allora potremmo ancora parlare nel mondo”.

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