Quest’anno il mercato dell’auto italiano non toccherà i 2 milioni di unità auspicate: anzi, le immatricolazioni si attesteranno a poco più di 1,9 milioni, in calo di quasi il 3,5%. Una previsione ulteriormente consolidata dai numeri registrati a novembre: nell’undicesimo mese dell’anno sono state immatricolare 147 mila auto, pari al 6,31% rispetto al novembre 2017 (1,76 milioni da gennaio). La ventura battuta d’arresto sul computo annuale arriva dopo le crescite del 16% fatte registrare nel 2015 e nel 2016 e quella dell’8% del 2017. Secondo il Centro Studi Promotor, “La mancata crescita del 2018 potrebbe quindi essere frutto di un fisiologico consolidamento della domanda al termine di uno sviluppo pluriennale sostenuto e prima di una nuova fase di crescita”, spiega una nota ufficiale.

Tuttavia, le cause del rallentamento non sarebbero solo fisiologiche: a incidere ci sarebbe, infatti, pure una riduzione di auto immatricolate come “chilometri zero” – che sono quelle che i concessionari intestano a loro stessi per centrare gli obiettivi di vendita e che poi rivendono a prezzi sensibilmente più bassi rispetto a quelli di listino, sacrificando la marginalità – e l’introduzione del nuovo sistema di omologazione WLTP (che ha causato diversi ritardi logistici ai costruttori). Senza contare il rincaro dei carburanti e il rallentamento dell’economia che, secondo le previsioni, farà registrare una crescita dell’1% nel 2018 contro l’incremento dell’1,6% nel 2017.

Anche il prossimo anno, Promotor prevede un’altra lieve battuta d’arresto delle immatricolazioni: sarebbero 1,9 milioni secondo le previsioni, in calo dell’1,6%. La cause? Le medesime sopra riportate, cui si aggiunge uno scenario economico a rischio di recessione, specie alla luce dei problemi derivanti dal conflitto con Bruxelles sulla manovra economica e, conseguentemente, sull’andamento dello spread.

“Lo scenario del prossimo anno cambierebbe però radicalmente se venisse accolta la nostra proposta di incentivi alla rottamazione a costo zero che comporterebbe, non solo maggiori vendite di auto, ma anche un benefico impulso alla crescita delle entrate fiscali e del prodotto interno lordo oltre che benefici per l’ambiente e la sicurezza stradale”, spiega Gian Primo Quagliano, presidente del Centro Studi Promotor.

Nel frattempo, però, come anticipato poc’anzi, aumenta la spesa degli italiani per l’acquisto di benzina e gasolio: nei primi nove mesi del 2018 è stata di 43,7 miliardi, con un aumento sullo stesso periodo del 2017 di ben 3,5 miliardi (+8,7%). Un’impennata che è solo parzialmente correlata all’aumento dei consumi, che nel periodo in esame solo saliti 2,1%, mentre ben più incisivo è stato l’impatto sulla spesa dei rincari dei prezzi dei carburanti. Il prezzo medio ponderato della benzina nel periodo gennaio-settembre 2018, secondo le elaborazioni del Centro Studi Promotor, “è stato infatti di 1,6 euro con un incremento sullo stesso periodo del 2017 del 4,92% e ancora più consistente è stato il rincaro del gasolio il cui prezzo medio è passato da 1,377 a 1,477 euro (+7,26%)”.

Secondo Quagliano, la dinamica in atto nei prezzi dei carburanti auto potrebbe portare la spesa per benzina e gasolio nell’intero 2018 a quota 58 miliardi: una soglia decisamente elevata ma, per fortuna, lontana dal picco di 67,4 miliardi toccato nel 2012. Denari che, peraltro, finiscono solo in parte a beneficio del Fisco: nel periodo gennaio- settembre, l’aumento di 3,5 miliardi di spesa è andato per 2,51 miliardi alla componente industriale, mentre all’Erario sono finiti solo 987 milioni.