È partita la sfida (impari) di Amazon a Poste Italiane per la consegna dei pacchi. Il colosso dell’e-commerce ha ottenuto in questi giorni l’autorizzazione del ministero dello Sviluppo economico a entrare nel mercato degli operatori postali dall’ingresso principale e potrà così suonare direttamente a casa nostra, senza affidarsi ad altri corrieri, per consegnare gli ordini ricevuti tramite Internet. Amazon viene cosi “regolarizzata”, visto che aveva già svolto in passato abusivamente l’attività di consegna, che l’Autorità per le Tlc (l’Agcom, che ha competenze anche sul settore postale) aveva sanzionato con una multa totale di 300mila euro a tre società. Da qui la richiesta al Mise di ottenere l’autorizzazione che permette di consegnare posta sopra i 2 kg (escluse le lettere) e pacchi da 20 a 30 kg, pony express, raccomandate urgenti, consegna con data e ora certa e altri servizi a valore aggiunto.

Per avere questo permesso, Amazon ha dovuto pagare solo 624 euro per una concessione di sei anni, davvero poco per le casse dello Stato se si considerano i futuri minori introiti di Poste Italiane. C’è da chiedersi a cosa è servito l’accordo del luglio scorso di Poste Italiane con Amazon per la consegna di prodotti di e-commerce sul territorio nazionale. Accordo che aveva l’obiettivo di migliorare il servizio reso ai clienti grazie a un’offerta di prodotti migliorativa delle consegne, tra le quali il recapito serale, fino alle 19.45 e nel weekend. Servizio da fornire attraverso la sua presenza capillare sul territorio nazionale, garantita da oltre 30mila postini impegnati nelle attività di recapito, dal corriere espresso Sda e dalla flotta Mistral Air, la compagnia aerea del gruppo.

Quello che sembrava un ordinario accordo di partnership tra aziende doveva essere valutato meglio nelle sue conseguenze dal ministro delle Telecomunicazioni. I servizi postali stanno attraversando una fase di crisi gestionale: disguidi e ritardi nelle consegne sono di routine, come il restringimento dei servizi in molti territori, con una netta riduzione delle consegne a domicilio anche di due soli giorni la settimana. Nonostante il servizio carente, dal 3 luglio scorso sono scattati aumenti tariffari del 15%. Non c’è un piano industriale delle Poste che dimostri le sinergie e l’utilità di questa partnership sia in termini di business, di utilizzo delle nuove tecnologie, che di occupazione stabile e duratura creata.

I mezzi per la consegna di piccoli pacchi Poste li ha, ma non quelli per grandi pacchi di cui invece si dovrebbe dotare. Chi sostiene questo investimento? Anche le poste del Regno Unito hanno fatto un analogo accordo con Amazon ma, a parità di flotta, per le consegne solo di piccoli pacchi. Insomma, qualche attrazione supplementare ci vorrebbe per un’azienda di Stato che non aveva capito che il mondo stava passando dalle lettere ai pacchi. Lo stato di crisi in cui versa il corriere espresso Sda del gruppo Poste è un’altra incognita gestionale: pur utilizzando sistemi contrattuali “creativi”, esternalizzazioni e salari da fame, inaccettabili per un’azienda pubblica, necessita – oltre che di un riallineamento contrattuale e salariale per gli addetti – anche di una profonda ristrutturazione organizzativa. L’intesa tra Poste e Amazon e la nuova concessione “regalata” al gigante americano determinano una concentrazione monopolista sul mercato della logistica che l’Antitrust dovrebbe mettere sotto la sua lente.

Si realizza così un’alleanza innaturale, anche perché la strategia di Amazon da “impresa gigante” è quella di indebolire gli Stati e il mercato. Sarebbe bene sapere che Amazon non è affatto solo un’azienda di logistica (anzi, questo comparto produce perdite per l’azienda) ma è soprattutto un fornitore di web service i cui servizi sono venduti all’Onu, alla Nasa e alla Cia, tanto per citare alcuni enti e organismi tra i più famosi e importanti. Amazon è tra le più grandi infrastrutture tecnologiche dell’economia globale e digitale. Amazon è accusata di evadere ed eludere il fisco di molte nazioni. Secondo la Gdf, tra il 2009 e il 2014 ha evaso 130 milioni di euro in Italia.

Questo accordo con le Poste Italiane renderà più complesso agli Stati membri dell’Unione europea far pagare le tasse alle grandi multinazionali digitali e piegarle a comportamenti d’impresa più corretti. Sarà più difficile far rispettare i contratti di lavoro alle maxi piattaforme che si concentrano sulla logistica distributiva ad aziende che si reggono esclusivamente sulla flessibilità del lavoro. Il settore della logistica distributiva comincia a essere un fenomeno conosciuto non solo per lo sfruttamento del lavoro che ci ha fatto tornare al passato, ma anche per l’enorme consumo di suolo causato delle aree adibite a capannone e dall’ampliamento delle reti stradali di collegamento. Mentre la più ricca logistica produttiva su cui si dovrebbero concentrare le imprese resta fanalino di coda.

Manca la trasformazione da gambe delle imprese al cervello delle imprese. La logistica non solo come esclusivo trasporto o magazzinaggio, ma come parte integrata dell’informatizzazione dove, con moderne tecnologie, si muovono e si controllano gli ordini, si organizzano le spedizioni, si gestiscono stock e si amministrano le scorte. L’ingrediente necessario per far crescere l’industria 4.0. Il rischio è che il governo non abbia la minima idea delle conseguenze dell’ingresso di Amazon sul mercato. Anche l’accordo Poste-Amazon non sembra essere una scelta cosciente delle strategie necessarie per far crescere il Paese e per far entrare la digitalizzazione nelle imprese italiane.

Con l’intesa e la concessione di sei anni di fatto si consegnano le chiavi del mercato nazionale in mano al colosso di Jeff Bezos: l’azienda che ha fatto suo il motto “né dialogare né trattare con i sindacati” in Italia, in Germania come in Francia o Spagna, e che ha per bandiera ‎precarietà, scarse tutele normative e salariali e che adesso rischia di essere completamente sdoganata e di assumere nuova influenza in un contesto dove cresce la disoccupazione. Poste Italiane che dispone di enormi risorse pubbliche, dopo essere restata in coda tra le poste europee, ricorrendo ad Amazon rischia di essere colonizzata anziché rilanciata.