Ieri a Sabbioneta, nel Mantovano, un rogo appiccato in una villetta si è portato via la vita di Marco, un bambino di 11 anni che stava riposando in camera sua ed è rimasto soffocato dal fumo. Per  l’incendio è stato arrestato suo padre, Gianfranco Zani, che era stato già colpito da un ordine di allontanamento per maltrattamenti. Intanto a Tenerife un italiano, Matteo Albanesi, è partito appositamente da Busto Arsizio per lanciare dell’acido in faccia alla ex, Maria Candelaria, che rischia di perdere la vista. Ogni tre o quattro giorni la violenza maschile finisce in cronaca per femminicidio ma i media non raccontano tutte le violenze e le discriminazioni che colpiscono le donne e spesso anche bambini o adolescenti, feriti o uccisi per rappresaglia contro la madre: sono 49.152 le donne che complessivamente si sono rivolte ai centri antiviolenza italiani, di queste sono 20.137 le donne accolte nei Centri antiviolenza della rete Di.re che ha recentemente pubblicato il report sui servizi e i progetti a sostegno delle donne vittime di violenza.

Sabato 24 novembre la marea femminista scorrerà per le strade di Roma, i Centri antiviolenza della rete D.i.Re insieme a Non una di meno torneranno a manifestare contro la violenza sulle donne. L’appuntamento è alle 14 in Piazza della Repubblica da dove partirà il corteo contro la violenza alle donne nelle relazioni di intimità e contro tutte le forme di violenza sessista e misogina. Domani si manifesterà anche contro la recente proposta di legge, tanto indecente quanto anacronistica, del senatore leghista Simone Pillon ma anche per l’applicazione piena della legge 194 sull’interruzione volontaria della gravidanza. Boicottata da decenni di obiezione di coscienza è arrivata al 70% nella media nazionale e in alcune regioni è di fatto ormai inapplicata. Online c’è una petizione promossa da Silvana Agatone, ginecologa della Laiga, che si appella alla ministra della Salute, Giulia Grillo, affinché intervenga in difesa dell’applicazione della 194. In pochi giorni la petizione che ha raggiuto più di 100mila firme (aprite il link per aderire).

E’ ora di mettere un tetto all’obiezione di coscienza che mette a rischio la vita delle donne: è di ieri la notizia del licenziamento di un medico obiettore dell’Ospedale Giugliano di Napoli che si è rifiutato di praticare un aborto terapeutico ad una donna arrivata in gravissime condizioni nel suo reparto. L’accusa è di omissione di assistenza perché la donna ha rischiato di morire.

Le attiviste dei Centri antiviolenza D.iRe esprimono critiche al governo “spregiudicato che sta portando avanti un attacco duro, fascista e razzista contro le donne, con lo scopo deliberato di minare e depotenziare tutte le misure che sono state conquistate nell’arco di decenni per riequilibrare le disparità tra i sessi, garantire il diritto di scelta, vivere maternità consapevoli” e spiegano che saranno “alla manifestazione per difendere la legge 194 e i luoghi autonomi delle donne, a cominciare dai centri antiviolenza e dalle case rifugio, che hanno consentito nell’arco di 30 anni a centinaia di migliaia di donne di lasciarsi alle spalle l’esperienza della violenza e riprendere in mano le proprie vite”.

Se i diritti delle donne sono il termometro che misura la salute della democrazia, la nostra ha la febbre alta. La libertà delle donne è sotto attacco da anni e con la Lega al governo e il M5S che tra il moscio e l’ambiguo non riesce ad arginarne la spinta reazionaria, i tentativi di azzeramento di tutto ciò che era stato conquistato negli ultimi 40 anni sono sempre più ringhiosi e animati da uno spirito rancoroso e vendicativo. Dentro la Lega c’è chi vuole fare una sorta di regolamento di conti con le donne e non solo. Il ministro per la famiglia Lorenzo Fontana, un ultracattolico iscritto al comitato no 194, è favorevole ad una proposta di legge che vorrebbe abolire la legge 194 e punire col carcere le donne e ginecologi in caso di aborto. Non gli basta, si è già espresso più volte contro le unioni civili e le famiglie arcobaleno sempre preannunciando i suoi anatemi con la frase: “Ho tanti amici gay… però”.

Anche il ddl del senatore leghista Simone Pillon è animato dalla voglia di regolar conti perché rende molto più complessa e costosa la separazione e mina tutti i protocolli a tutela delle donne e dei minori vittime di violenza in violazione della Convenzione di Istanbul e della Cedaw, la Convenzione per l’eliminazione di tutte le forze di discriminazione contro le donne. Recentemente anche l’Onu ha espresso preoccupazione nei confronti del disegno di legge giudicato “una grave regressione che alimenta disuguaglianza e discriminazione basata sul genere e priva le vittime di violenza domestica di importanti protezione”. Ma l’opposizione al ddl Pillon cresce, la raccolta di firme promossa da D.i.Re ha raccolto 115mila firme (aderite alla petizione) e il senatore leghista ha persino guai in casa propria perché la sua legge non piace nemmeno alle donne cattoliche.

E contro la violenza sulle donne Non una di meno ha indetto lo stato di agitazione permanente chiedendo un reddito di autodeterminazione, universale e individuale, un salario minimo europeo, welfare universale e servizi per uscire dal ricatto della povertà e della violenza: “Da più di due anni siamo nelle piazze e nelle strade a ribadire che i femminicidi sono la punta di un iceberg fatto di oppressione: la violenza maschile comincia nel privato delle case ma pervade ogni ambito della società e diventa sempre più strumento politico di dominio, producendo solitudine, disuguaglianze e sfruttamento. Il governo Salvini-Di Maio si è fatto portatore di una vera e propria guerra contro donne, migranti e soggettività lgbt*qia+, attraverso misure e proposte di legge che insistono su un modello patriarcale e autoritario che  vorrebbe schiacciare e ridurre al silenzio la nostra libertà”.

Il 25 novembre si svolgerà l’assemblea nazionale che si terrà dalle 10 alle 16 presso il Liceo Scientifico Statale Nomentano (via Bufalotta, 229) per preparare lo sciopero delle donne che si terrà l’8 marzo prossimo. Allora a domani.

@nadiesdaa