Dal 18 novembre per due settimane la Rai manda in onda degli spot pubblicitari sul consumo di carne bovina (italiana). La campagna si chiama “La stellina della carne bovina“. Voi vi chiederete: “Beh, cosa c’è di strano? La Rai manda in onda un sacco di pubblicità per carnivori, dai prosciutti alle mortadelle, dalla carne in scatola ai bastoncini di pesce”. Vero, però queste pubblicità sono pagate dai committenti privati. Siamo in un regime liberista e ci sta (come si usa dire oggi). Questo spot invece è promosso da Assocarni ma finanziato dal ministero delle Politiche agricole alimentari, forestali e del turismo (Mipaaft), quindi con i nostri soldi e diffuso da Rai pubblicità, sempre pagata da noi. Ed è pure la prima “Pubblicità accessibile e inclusiva” di Rai pubblicità, cioè pensata per essere fruibile da tutte le persone, incluse sorde e cieche: anche i sordi e i ciechi devono sapere quanto bene fa la carne.

Probabilmente c’è preoccupazione al ministero circa il fatto che in questi anni è aumentato il numero dei vegetariani. C’è preoccupazione per le campagne di sensibilizzazione delle associazioni animaliste su come vengono trattati gli animali negli allevamenti e come vengono macellati. C’è preoccupazione perché è la solita storia: c’è un largo settore dell’economia che vive di quello, da chi produce e vende i prodotti chimici per i campi a chi coltiva il mais per gli allevamenti, da coloro che lavorano negli allevamenti a coloro che ammazzano gli animali, da coloro che trasformano la carne a coloro che semplicemente la vendono. Il settore delle carni in Italia genera un valore economico dell’ordine di oltre 30 miliardi di euro all’anno, cioè un sesto dell’intero settore alimentare. C’è preoccupazione, anche se in realtà il settore delle carni sembra uscito dalla crisi secondo i dati forniti dall’Ismea per i primi mesi del 2018.

Ma torniamo alla pubblicità. Si chiama “Stellina”, perché parla di cinque settori che hanno a che fare col consumo di carne: nutrizione, sicurezza, ambiente, no spreco, economia.

1. Nutrizione: “La presenza di carne bovina all’interno di una dieta varia ed equilibrata può contribuire al naturale benessere dell’organismo”. Si dice che “può” contribuire. Non si dice che sicuramente può altresì portare danni all’organismo. L’oncologo Umberto Veronesi, solo per citare uno scienziato, disse nel 2015: “Ci sono indicazioni epidemiologiche di un legame tra consumo di carni rosse e tumori del colon”. Questo a tacere dell’obesità e delle malattie ad essa collegate.

2. Sicurezza. La carne sarebbe sottoposta a rigidi controlli alimentari. Peccato che non si dica che le condizioni di vita degli animali e il modo in cui essi vengono macellati creino situazioni di enorme stress che sicuramente esulano dai test a cui la carne viene sottoposta. Vorrei vedere un umano vivere la sua vita in un lager, essere costretto a mangiare sempre lo stesso cibo e poi ricevere un colpo in testa.

3. Ambiente. “Consumare con equilibrio carne bovina italiana può considerarsi sostenibile sia per l’ambiente che per il territorio. Nonostante questo alimento sia spesso associato a un eccessivo impatto sugli ecosistemi, infatti, bisogna considerare che l’allevamento bovino può contribuire alla tutela del territorio, del paesaggio, della biodiversità e della fertilità dei suoli”. Questa affermazione ha davvero dell’incredibile. Tutto si può dire meno che la carne bovina faccia bene all’ambiente. È ormai accertato dalla comunità scientifica internazionale che la produzione industriale di carne ha un impatto maggiore sull’ambiente rispetto ad altri prodotti di derivazione vegetale, sia per quel che riguarda il cambiamento climatico sia per la scarsità idrica, ed è inoltre tra le principali cause di deforestazione, erosione del suolo, inquinamento dell’aria e dell’acqua, perdita di biodiversità. Basti pensare al fatto che l’industria del bestiame nel mondo contribuisce all’emissione di gas serra nell’atmosfera più dell’industria dei trasporti!

4. No spreco. “Le caratteristiche intrinseche dei prodotti di origine bovina consentono un’alta varietà di possibili utilizzi, spaziando dal settore alimentare a quello della pelletteria, da quello farmaceutico a quello della cosmesi, fino all’importante settore energetico”. Tradotto: buona parte dei prodotti che utilizziamo transitano attraverso la sofferenza e la morte di milioni di animali. Non se ne può davvero fare a meno?

5. Economia. “L’allevamento bovino italiano, oltre a fornire carne di qualità, dà lavoro a diverse decine di migliaia di persone: sono 80mila le famiglie coinvolte e oltre 110mila gli allevamenti sparsi su tutto il territorio nazionale”. Viene indicato per ultimo, ma in realtà è il primo dato e il più importante che sostiene la campagna pubblicitaria. La carne fa girare un sacco di soldi. Quindi non se ne può fare a meno, anzi bisogna sostenere il settore, come se vivessimo in una società mummificata, sclerotizzata, in cui non si può e non si deve cambiare nulla. Anche se fa male all’uomo e alla Terra, come la carne.

Complimenti alla Rai e al ministero che con i nostri soldi sostengono il consumo di carne! Per compensare molto parzialmente la campagna, invito tutti a leggere l’ultimo libro di Leonardo Caffo, Vegan, per comprendere meglio la nostra responsabilità di uomini verso gli animali.