Rifiuti pericolosi a rischio infettivo, sanitari e non, scaricati in maniera indifferenziata in undici porti italiani come se fossero rifiuti urbani: è l’accusa nei confronti di diversi membri della ong Medici Senza Frontiere e di due agenti marittimi che ha fatto scattare il sequestro preventivo dell’Aquarius, attualmente nel porto di Marsiglia, e di 460mila euro. Secondo Guardia di finanza e polizia, coordinate dalla procura di Catania guidata da Carmelo Zuccaro, lo smaltimento illecito è avvenuto in 44 occasioni per un totale di 24mila chili di rifiuti compresi “gli indumenti contaminati indossati dagli extracomunitari”, gli scarti alimentari e i rifiuti di quanto utilizzato in navigazione per l’assistenza medica ai migranti soccorsi nel mar Mediterraneo. 

In totale sono 14 (e non 24, come riportato nel comunicato stampa della procura) le persone indagate, a vario titolo, per aver “sistematicamente condiviso, pianificato ed eseguito un progetto di illegale smaltimento di un ingente quantitativo di rifiuti pericolosi a rischio infettivo, sanitari e non, derivanti dalle attività di soccorso dei migranti a bordo della Vos Prudence e dell’Aquarius e conferiti in modo indifferenziato, unitamente ai rifiuti solidi urbani, in occasione di scali tecnici e sbarco dei migranti” nei porti di Trapani, Pozzallo, Augusta, Catania, Messina, Vibo Valentia, Reggio Calabria, Corigliano Calabro, Napoli, Salerno e Brindisi. Il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, ha subito commentato l’operazione: “Ho fatto bene a bloccare le navi delle ong, ho fermato non solo il traffico di immigrati ma da quanto emerge anche quello di rifiuti. #portichiusi”, scrive su Twitter. 

Medici senza frontiere “condanna con forza la decisione delle autorità giudiziarie italiane di sequestrare la nave Aquarius. Una misura che Msf, in una nota, definisce “sproporzionata e strumentale, tesa a criminalizzare per l’ennesima volta l’azione medico-umanitaria in mare”. Per la ong è “l’estremo, inquietante tentativo di fermare a qualunque costo la nostra attività di ricerca e soccorso in mare” e in una nota sottolinea che “tutte le nostre operazioni in porto, compresa la gestione dei rifiuti, hanno sempre seguito procedure standard” e che “le autorità competenti non hanno contestato queste procedure né individuato alcun rischio per la salute pubblica da quando Msf ha avviato le attività in mare nel 2015″.

Sotto accusa sono finiti il comandante e il primo ufficiale dell’Aquarius, il russo Evgenii Talanin e l’ucraino Oleksandr Yurchenko. A questi si aggiungono 8 membri di Msf: il vice capo missione Italia di Msf Belgio Michele Trainiti, il vice coordinatore nazionale nazionale e addetta all’approvvigionamento della missione Italia di Msf Belgio Cristina Lomi, il liaison Officer di Msf Belgio Marco Ottaviano, i coordinatori del progetto Sar Aquarius di Msf Olanda, Aloys Vimard e Marcella Kraaij, il coordinatore logistico di Aquarius Joachim Tisch, il delegato alla logistica a bordo della nave Martinus Taminiau e il coordinatore del progetto a bordo della nave, l’inglese Nicholas Romaniuk.

Sotto la lente della procura di Catania anche il Centro operativo di Amsterdam che gestiva l’Aquarius e quello di Bruxelles, che invece coordinava e finanziava le missioni di soccorso della Vos Prudence: le due basi hanno personalità giuridica e autonomia organizzativa e rispondono in base al decreto legislativo 231/2001 sulla responsabilità amministrativa degli enti. L’inchiesta degli uomini del comando provinciale di Catania e dello Scico della Gdf e di quelli della squadra mobile di Catania e dello Sco della polizia avrebbe inoltre accertato che i membri di Msf e i due agenti marittimi Francesco Gianino e Giovanni Ivan Romeo concordavano “sistematicamente” lo smaltimento illegale dei rifiuti – 37 volte per l’Aquarius e 7 per la Vos Prudence – “eludendo i rigidi trattamenti imposti dalla loro natura infettiva”.

In sostanza, sostengono investigatori e inquiranti, nel periodo compreso tra gennaio 2017 e maggio 2018 da Vos Prudence e Aquarius “non è stata mai dichiarata la presenza di rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo” anche in presenza di “numerosi e documentati casi di malattie registrate dai vari Uffici di Sanità Marittima siciliani e del Sud-Italia intervenuti al momento dell’arrivo dei migranti nei porti italiani” duranti i quali sono stati “rilevati 5.088 casi sanitari a rischio infettivo (scabbia, meningite, tubercolosi, Aids e sifilide) su 21.326 migranti sbarcati”.

Ad esempio negli sbarchi di Trapani del 15 e del 30 aprile 2017, la procura contesta la mancata presenza di rifiuti sanitari “nonostante i sette casi sospetti di tubercolosi, infezioni urinarie ed ematurie, varicella e scabbia, segnalati dall’ufficio di sanità marittima di Pozzallo”. Il 10 maggio del 2018, a Catania, dopo lo sbarco di 105 migranti dall’Aquarius, le Fiamme gialle hanno sequestrato il carico di rifiuti appena conferito a un autocarro autocompattatore e tra i 15 metri cubi di rifiuti dichiarati dal comandante della nave come rifiuti alimentari e speciali indifferenziati (carta e plastica), erano presenti 80 chili di rifiuti pericolosi a rischio infettivo tra cui garze intrise di sangue, guanti e mascherine con tracce ematiche.