In un’Italia attraversata da inquietanti atteggiamenti di intolleranza nei confronti dei più deboli non poteva mancare l’insignificante ed offensiva metafora sull’autismo che Beppe Grillo ha offerto sul palco della festa del Movimento 5 stelle.

Insignificante perché, lungi dall’arricchire di contenuti il comizio del padre spirituale del partito politico di maggioranza, ha ottenuto un effetto deflagrante all’interno di una larga fetta della popolazione che vive il dramma dell’autismo.

Appunto, il dramma.

Offensiva perché intelligenza (da intelligo –  comprendere, rendersi conto di qualcosa) doveva suggerire al comico/politico più famoso d’Italia prudenza ed igiene verbale nell’accostare temi così vicini alla vita delle persone che soffrono. Ribadisco, con pacatezza, quello che penso dell’intervento del politico/comico Beppe Grillo: vergognati. Anzi, per dirla nella lingua del suo prode scudiero Di Maio, mettiti scuorno. Mettiti scuorno.

Mi interessa evidenziare quello che sarebbe dovuto accadere e non è accaduto nelle ore successive.

Mi riferisco al silenzio assordante da parte dei parlamentari, consiglieri regionali, comunali e sindaci del Movimento 5 stelle inevitabilmente coinvolti dalle parole del loro leader.

Non mi risulta, vorrei sinceramente sbagliarmi, che nessuno abbia sentito il bisogno di correre dinanzi ad una tastiera o affidare ad un comunicato alle agenzie o sui social la preoccupazione per le parole di Beppe Grillo. Silenzio assordante, calma piatta, reticenza assoluta. Tutti allineati, in fila per tre, come cantava Bennato, e la testa girata dall’altra parte.

Chi non può far finta di niente sono i familiari degli autistici, a loro non è concesso il privilegio della risata. E della testa girata da un altro lato.

La politica ritornerà ad essere al servizio dei più deboli, e gli autistici lo sono, quando i politici sapranno distinguere le priorità e non avranno timore di riconoscere come schifezze le parole urlate ad un comizio. Schifezze per le quali provare vergogna.

Mettetevi scuorno.

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