Oggi alla Camera dei Deputati (in Commissione Ambiente) tenteranno di far passare una norma pericolosa che consentirà di spandere nei terreni fanghi con elevatissime concentrazioni di diossina. Dopo gli idrocarburi nel decreto Genova, ci infilano anche la diossina. Proprio così.

La cosa è stata già segnalata dai VerdiMa occorre ritornarci perché l’allarme è più che fondato alla luce del disastro ambientale avvenuto a Taranto a causa della diossina. Vale la pena ricordare un paio di cose a chi sta cercando di far passare quella norma pericolosa.

La prima è che le pecore a Taranto si sono contaminate da diossina con concentrazioni molto inferiori a quelle proposte nel decreto Genova per i fanghi. Per i fanghi la concentrazione ammessa nella avventata proposta è fino a 25 ng/kg di diossina mentre sui suoli della masseria Fornaro a Taranto sono state rilevate concentrazioni massime di 10,1 ng/kg. Su quei terreni stanno tentando una difficile ma interessante bonifica con la canapa.

La seconda cosa da ricordare è che, invece, di introdurre queste norme pericolose e avventate, andrebbe invece previsto un saggio limite di 4 ng/kg per i terreni di pascolo. Questa era la proposta di PeaceLink nel 2012 di fronte al disastro ambientale di Taranto, con l’abbattimento di pecore e capre che avevamo pascolato su terreni la cui contaminazione variava dai 5 ai 10 ng/kg.. La questione fu sollevata dall’onorevole Pierfelice Zazzera che presentò una apposita interrogazione parlamentare ma senza alcun esito. Da allora il mondo della politica dorme su quella che, invece, dovrebbe essere una questione di vitale importanza per la tutela di latte, formaggi, carne.

Riassumendo: se per evitare la contaminazione da diossina occorre scendere sotto 4 ng/kg, perché tollerare nei fanghi una concentrazione fino a 25 ng/kg?

Community - Condividi gli articoli ed ottieni crediti
Articolo Precedente

New York, ‘ostriche spazzino’ per ripulire il fiume Hudson. Ma non è tutto oro quello che luccica

next
Articolo Successivo

Cambiamenti climatici, Venezia e i patrimoni Unesco sono in pericolo. Dobbiamo intervenire

next