L’indagine sull’insabbiamento seguito alla morte di Stefano Cucchi si allarga e scala le gerarchie dei carabinieri. C’è un altro militare dell’Arma indagato nel filone di inchiesta in merito ai depistaggi per coprire il pestaggio subito dal geometra 31enne: si tratta del maggiore Luciano Soligo, all’epoca dei fatti, nel 2009, comandante della compagnia Talenti Montesacro dalla quale dipendeva la stazione Tor Sapienza, il cui comandante Massimiliano Colombo è già indagato con la stessa ipotesi di reato.

In questo nuovo filone in cui la procura di Roma procede per falso ideologico anche nei confronti del carabiniere scelto Francesco Di Sano che – proprio nel corso del processo bis contro i cinque carabinieri imputati a vario titolo per la morte del giovane, calunnia e falso – ha ammesso di aver modificato, seguendo un ordine gerarchico, la nota sullo stato di salute di Cucchi quando il giovane fu trasferito dalla caserma Casilina a quella di Tor Sapienza.

Non risultano indagati, invece, il generale dei carabinieri Vittorio Tomasone, il colonnello Alessandro Casarsa e il maggior Paolo Unali, diretti superiori all’epoca di Colombo e Soligo. I tre, citati come testimoni, verranno sentiti nel processo che si sta svolgendo dalla alla Prima corte d’Assise e che vede imputati cinque carabinieri. Nell’ottobre 2009, Tomasone era comandante provinciale dei carabinieri, mentre Casarsa – ora al Quirinale – era comandante del Gruppo Roma e Unali era comandante della compagnia Casilina. Come aveva spiegato Il Fatto Quotidiano lo scorso 13 ottobre, da Tomasone a Unali, che parteciparono all’indagine interna che non ha mai appurato nulla, sono stati promossi nel corso degli anni. Della relazione, hanno assicurato al Fatto, non seppero mai nulla. Altrimenti avrebbero denunciato.

L’iscrizione di Soligo arriva pochi giorni dopo l’interrogatorio di Colombo, ascoltato per 7 ore dal pm Giovanni Musarò la scorsa settimana. A sua volta, Colombo è stato iscritto nel registro degli indagati in seguito alle dichiarazioni di Di Sano rese nel corso del processo ad aprile. Al procedimento, che vede 3 carabinieri imputati per omicidio preterintezionale, hanno impresso una svolta le dichiarazioni di Francesco Tedesco, coinvolto nelle indagini.

Il militare dell’Arma accusa i colleghi Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro di aver colpito Cucchi con schiaffi e calci durante il fotosegnalamento. Il carabiniere ha anche raccontato che segnalò tutto in un’annotazione di servizio, poi scomparsa. I riscontri della procura hanno portato a verificare che “vi è prova”, ha detto Musarò nell’ultima udienza, che “è stata redatta una notazione di servizio che è stata sottratta e il comandante di stazione dell’epoca non ha saputo spiegare la mancanza”. Anche da qui è scaturito questo filone d’indagine.