La Republique c’est moi!“. Circola in Francia un video, girato dal giornalista di Liberation Rachid Laïreche, in cui Jean-Luc Mélenchon si mostra infuriato con gli agenti di polizia che martedì hanno perquisito la sede del suo partito in rue Dunkerque, a Parigi, vicino la gare du Nord. “Non toccatemi, sono un parlamentare”, grida il leader de La France Insoumise, faccia a faccia con un poliziotto che fa la guardia all’entrata. “Con che autorità mi impedite di entrare negli uffici del mio partito? Io sono la Repubblica, sono un parlamentare. Sapete a chi state parlando? Sapete chi sono? Non rappresento nulla per voi? Non siamo teppisti né banditi. Siete la polizia repubblicana o una banda? Sfondate la porta, compagni!”, ha infine incoraggiato la quindicina di persone presenti, molti dei quali parlamentari del suo gruppo che indossavano la fascia tricolore.

La perquisizione, che ha riguardato anche l’abitazione di Melénchon, è stata svolta nell’ambito di due inchieste parallele sull’uso di fondi europei e su finanziamenti illeciti alla campagna per le presidenziali del 2017. Perquisito anche il domicilio di Sophia Chikirou, ex portavoce del leader di sinistra. Il gruppo di deputati è riuscito a fare irruzione negli uffici del partito mentre le ricerche erano ancora in corso, arrivando al contatto fisico con gli agenti di polizia, il tutto documentato da dirette video sulla pagina Facebook di Melénchon. Sul posto è intervenuto anche il pubblico ministero titolare dell’inchiesta, che si è confrontato con i parlamentari.

Parlando con i giornalisti di fronte alla sede, Melénchon ha definito l’irruzione degli agenti “un’operazione di polizia politica” e “un atto di aggressione”. “Vogliono farci paura. Possono invadere la mia casa, la sede del partito e le sezioni, ma non mi spaventeranno. Non abbiamo rubato nulla, siamo persone oneste“, ha aggiunto il leader della France Insoumise. Si è dichiarato disponibile a far esaminare i conti del partito e assicura di aver reso pubbliche tutte le fatture relative alla campagna presidenziale 2017, che sono state approvate da un’apposita commissione.

La France Insoumise, peraltro, non è l’unica forza politica coinvolta nell’inchiesta sull’uso dei fondi europei, che ha riguardato anche il partito di Marine Le Pen, il Rassemblement national, e il Movimento democratico del centrista François Bayrou. Secondo la procura di Parigi, i finanziamenti destinati alle attività dei gruppi parlamentari a Bruxelles sarebbero stati usati per pagare gli staff dei partiti in Francia.

Più tardi, intervenendo all’Assemblea nazionale, Melénchon si è scagliato direttamente contro il governo, e in particolare contro il ministero dell’Interno, da cui, in Francia, dipende la magistratura inquirente: “C’è ancora lo Stato di diritto? Io sono il presidente di un gruppo parlamentare d’opposizione. Ho subito sette ore di perquisizione, quando avete a disposizione tutti i miei rendiconti da due anni. Avete portato via tutti i documenti del partito, senza che abbiamo firmato un solo processo verbale.” Si è poi rivolto al resto dei parlamentari: “Siete diventati irragionevoli? Vi sentite solidali con questi metodi? Sapete cosa significa? Non vi rendete conto, questa non è più giustizia, non è più polizia”. L’intervento è stato applaudito dai deputati del gruppo di Marine le Pen. Il premier Edouard Philippe gli ha risposto che nonostante potesse “comprendere l’emozione e la collera”, non ha dato “alcuna istruzione personale al procuratore, che ha deciso di procedere alle perquisizioni sotto il controllo di un giudice del tutto indipendente“.