Il fenomeno migratorio è usato troppo da ogni parte politica a fini propagandistici. È Stefano Sollima, il regista romano che il 18 ottobre 2018 porta nelle sale italiane Soldado, il seguito de Il Sicario, girato interamente in America e con una produzione hollywoodiana, a ricordare come gli sia riuscito “meno improbabile, ma non più facile” raccontare il dramma della frontiera Stati Uniti-Messico pensando a ciò che accade nel Mediterraneo. “Soldado l’ho fatto pensando a quella che è la nostra percezione del fenomeno. Quello che tu vivi stando qui e avendo invece del deserto un mare come confine naturale”, ha spiegato durante la diretta Facebook dalla redazione del Fatto.it.

“È un tema così complesso che sarebbe meritevole di grandissime riflessioni più che di propaganda politica. Oggi questo tema è usato come strumento propagandistico sia da una parte politica che banalizza il concetto di migrazione inculcando la paura dell’altro, sia per gli altri che dicono che noi dovremmo ospitarli tutti. Se ci si pensa sono due utopie che si scontrano, ma nessuna delle due si trasforma in un atto pratico che aiuti a regolamentare, contenere, favorire un fenomeno che dura da quando esiste l’uomo”. Sollima ha raccontato della sua collaborazione con Roberto Saviano per la nuova miniserie Zero,zero,zero tratta dal libro dell’autore campano e, interpellato sull’appello di Sandro Veronesi rivolto a tutti gli intellettuali e artisti per mettere il proprio corpo là nel Mediterraneo dove avvengono gli sbarchi di migranti, ha spiegato: “Ognuno di noi deve fare quello che può. Io faccio cinema, intrattenimento e trovo giusto provare a raccontare un fenomeno. I film non sono luoghi in cui dare risposte. Se sei fortunato è il luogo in cui fare domande giuste”.

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