Un impianto di trattamento “a freddo” nel vicino comune di Colleferro che permetta alla città di Roma di “chiudere il ciclo dei rifiuti”. Esiste finalmente una strada condivisa fra Comune, Regione e Ministero per superare la crisi dei rifiuti a Roma. Un modus operandi che non prevede inceneritori e nuove discariche. E questa è già una notizia, considerando che le istituzioni capitoline hanno brancolato per nel buio per almeno 5 anni, ovvero dalla chiusura della discarica di Malagrotta. Che possa essere di facile realizzazione o che sia condivisa dai territori interessati, è tutt’altro che scontato e a qual punto inizierebbe tutt’altra partita. Ma almeno, per ora, lo scontro istituzionale sembra essere arrivato ai titoli di coda.

Durante l’incontro avvenuto nel pomeriggio, il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, ha proposto al ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, di realizzare nel Comune di Colleferro “un impianto di trattamento del fos e del residuo dei tmb senza nessun elemento di combustione con tutte tecnologie a freddo”. La materia è molto tecnica, ma in sostanza grazie a questa tecnologia – di cui per il momento non viene fatto il nome – il sito di Colleferro si troverebbe ad accogliere gli scarti provenienti dai 4 impianti tmb di Roma (i due del Colari a Malagrotta e i due di Ama a Rocca Cencia e Salario) e qui verrebbero lavorati al fine di recuperare “materie prime” da utilizzare sul fronte industriale. Gli scarti, secondo l’entourage dell’assessore regionale all’Ambiente, Massimiliano Valeriani, permetterebbe di ridurre fino a quota 2-3% gli scarti definitivi che andrebbero a finire nella vicina discarica di Colle Fagiolara. Questa soluzione, da completare entro il 2021, “permetterebbe di chiudere il ciclo dei rifiuti a Roma”, hanno voluto sottolineare dalla Regione Lazio.

Sebbene ci siano ancora dubbi sul reale funzionamento di questa tecnologia, la proposta ha ottenuto il placet di Costa: “Mi ha colpito favorevolmente l’idea di Zingaretti di cambiare l’ipotesi sul sito di Colleferro superando il concetto di incenerimento, una cosa che non gradisco come ministro. Su questo ci siamo avvicinati molto e questo significa trovare soluzioni condivise”. Soddisfatto, a caldo, anche il sindaco di Colleferro, Pierluigi Sanna, che nei mesi scorsi aveva appoggiato le barricate contro il revamping dell’inceneritore: “Colgo con grande positività la presa di posizione della Regione Lazio sulla chiusura definitiva degli inceneritori. Spero che ogni nuova proposta sia discussa con il territorio che ha dimostrato reattività e volontà di uscire dal tunnel della ‘monnezza’”.

Insomma, pare che l’azione di mediazione del ministro stia dando i suoi frutti. Entro il 31 dicembre la cabina di regia deve chiudersi con un programma certo. Nel frattempo, gli enti locali devono fare tutti i passaggi burocratici. Il prossimo riguarda la Città Metropolitana di Roma, alla cui sindaca Virginia Raggi la scorsa settimana Costa ha chiesto di promuovere l’approvazione di un documento politico – nel quale viene ribadito il no a inceneritori e nuove discariche – a cui allegare la mappa con le zone “bianche” idonee ad ospitare i nuovi impianti, prevalentemente individuate nel quadrante ovest di Roma e nei comuni di Fiumicino e Cerveteri. Il documento passerà alla Regione Lazio, che lo utilizzerà per chiudere finalmente il nuovo piano rifiuti (atteso dal 2012), cui contribuirà nel frattempo il piano industriale di Ama in corso di approvazione e nel quale saranno indicati anche gli impianti per la lavorazione del rifiuto differenziato (compostaggio, raccolta plastica, ecc).

La dirittura d’arrivo è il 2021, anno entro il quale Roma e il suo hinterland dovranno essere pienamente autosufficienti. Nel frattempo, la Capitale continuerà a portare i suoi rifiuti fuori dal suo territorio, in prevalenza al nord. Proprio oggi, ad esempio, la Regione Lazio ha prorogato la trasferenza in Abruzzo dei rifiuti capitolini: il nuovo piano servirà anche a dare forza ai contratti con le società ed contribuire a non far andare deserte le gare di Ama. In tre anni la Regione Lazio riuscirà a realizzare il nuovo impianto di Colleferro? I territori saranno soddisfatti di queste soluzioni o faranno nuove barricate? Roma sarà in grado a portare la sua raccolta differenziata dal 44% attuale al 70% sperato? Difficile ad oggi dare risposte certe.

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