Un accordo difficile, ma ancora possibile. Stringono i tempi e sale la tensione per arrivare a una stretta di mano tra Gran Bretagna e negoziatori dell’Unione europea sulla Brexit. Dopo le rivelazioni di domenica fatte da Politico, poi smentite dai protagonisti e dalla stessa testata, su un accordo in vista, data anche la convocazione straordinaria degli ambasciatori degli Stati membri, oggi è il giorno delle rassicurazioni. “È possibile farcela – ha dichiarato il ministro degli esteri britannico, Jeremy Hunt, al suo arrivo alla riunione dei 28 a Lussemburgo – Questo è un periodo difficile ma dobbiamo ricordarci che sono stati fatti progressi enormi, ci sono ancora un paio di questioni”, irrisolte.

Il ministro ha voluto comunque rassicurare i cittadini britannici sul fatto che il primo ministro, Theresa May, tornerà a Londra con un accordo che rispetti i principi che hanno motivato il “sì” al referendum del 23 giugno 2016. “Chiunque in Gran Bretagna deve aver fiducia che questo primo ministro, Theresa May, non firmerà mai un accordo che non sia compatibile con lo spirito e la lettera del referendum – ha detto – Possiamo trovare un accordo proprio su questa base”. Hunt prende ad esempio l’intesa raggiunta sulle sanzioni per chi fa uso delle armi chimiche, come è successo proprio a Salisbury con il caso Skripal, dove “tutti i nostri amici nell’Ue ci hanno sostenuto”.

Messaggi di speranza arrivano anche da Germania e Austria, con il ministro degli Esteri di Berlino, Heiko Maas, che non nasconde le difficoltà, ma invita politici e commissari coinvolti, ma anche cittadini, a mantenere un atteggiamento positivo: “Anche se il tempo stringe, spero che alla fine la ragione abbia il sopravvento e che saremo nella posizione di poter concludere un accordo – ha detto Maas, anche lui presente all’incontro in Lussemburgo – Credo che sia ancora possibile raggiungere un accordo tra la Commissione europea e il Regno Unito, nei prossimi giorni faremo tutto ciò che è possibile”. Ha poi mandato un messaggio alla Gb, ricordando che l’esito positivo dei negoziati sarebbe di “grande interesse anche per Londra”, per evitare la “minaccia” di una “significativa incertezza”.

Gli fa eco la sua omologa austriaca, Karin Kneissl, che chiede a entrambe le parti un riavvicinamento e spera di avere presto un quadro più chiaro sul futuro dei colloqui. “Ci sono diverse opzioni, sappiamo quali sono i punti di rottura”, il raggiungimento di un’intesa sulla Brexit “dipende da quanto Barnier riesca a ottenere un riavvicinamento” con le posizioni britanniche. Il ministro non nega che vi siano “elementi contraddittori, da una parte ottimismo e dall’altra più riluttanza”.

I confini irlandesi rimangono la questione più spinosa
La pazienza ostentata dai rappresentanti dei governi europei non la si trova, però, nelle dichiarazioni dei leader irlandesi e nordirlandesi. “Siamo frustrati – ha detto senza giri di parole il ministro degli esteri dell’Irlanda, Simon Coveney, in riferimento al mancato accordo sulla Brexit -, ma siamo ancora piuttosto calmi perché è possibile farlo, anche se prenderà più tempo di quanto molti avevano sperato. Tutti avrebbero voluto vedere chiarezza questa settimana. Ci sono stati sforzi reali da entrambe le squadre negoziali negli ultimi 10 giorni, ma arrivare a un’intesa ieri non si è dimostrato possibile”. Il ministro ha poi voluto ricordare che questa impazienza deriva dal fatto che, a suo parere, l’Irlanda “è lo stato membro su cui le conseguenze della Brexit saranno maggiori dopo la Gran Bretagna”.

Molto più negativo l’approccio al mancato accordo da parte degli unionisti nordirlandesi del partito Dup, indispensabile a May per mantenere la maggioranza assoluta alla Camera dei deputati, che ritengono “inevitabile” un’uscita dall’Ue senza accordo, dopo il fallimento dei negoziati di domenica. “Considerato l’atteggiamento dell’Ue e il modo in cui hanno messo alle strette Theresa May, non vedo quale accordo otterrebbe la maggioranza al Parlamento britannico”, ha dichiarato il portavoce del Dup per la Brexit, Sammy Wilson al Belfast Newsletter. “Per questo – ha aggiunto – è inevitabile che finiamo con uno scenario senza accordo“. Riguardo al ritorno o meno di una frontiera fisica tra Irlanda e Irlanda del Nord, il Dup ha più volte ripetuto di rifiutare qualsiasi status speciale per l’Irlanda del Nord. Il fallimento dei negoziati di domenica, a loro parere, significa che Londra e gli europei si troveranno senza soluzione al tavolo di mercoledì, il giorno in cui si terrà a Bruxelles il summit europeo.

Anche da Londra fanno sapere che il vero ostacolo all’accordo tra Ue e Gran Bretagna è rappresentato dalla questione dei confini. Fonti del governo May, citate dai media britannici, fanno sapere che questa impasse rappresenta “un problema significativo”. Il governo May insiste a considerare “inaccettabile” l’idea del backstop, il meccanismo di garanzia preteso dall’Ue per assicurare il mantenimento del confine aperto fra Irlanda e Irlanda del Nord anche in caso di mancato accordo successivo con Londra sulle relazioni future. La controproposta britannica è quella di estendere tale meccanismo all’intero Regno.

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