Affermare che il reddito di cittadinanza andrà anche a sardi e ai pugliesi, rappresenta un atto di assoluta banalità. Dire che ne beneficeranno anche i rom, pur restando nell’ovvietà, nell’Italia del 2018 scatenerebbe un putiferio.

Se ne è avuta la prova nei giorni scorsi quando, intervistato a Radio Campus Cusano, dietro precisa domanda, mi sono limitato a dire che “Circa un settimo dei rom vive nei campi, sono circa 5000 con la cittadinanza italiana. Sicuramente loro potranno usufruire del reddito di cittadinanza, dato che non si possono discriminare persone su base etnica”. Il giorno dopo, in edicola, sulla prima pagina di Libero campeggiava il titolo: “Soldi anche ai rom”; mentre, su Il Giornale: “Reddito gratis anche ai rom”. Addirittura il vicepremier Luigi Di Maio si affrettava a spiegare: “Reddito di cittadinanza anche ai rom? No! Reddito solo a cittadini italiani residenti su suolo da dieci anni”.

Anche sulla “questione rom” inciampa il governo Conte, che ancora fatica a comprendere che stare all’opposizione non è la stessa cosa di mettersi alla guida del Paese. Fare propaganda è diverso dal sedersi nella stanza dei bottoni e forse sarebbe ora di iniziare a parlare di meno e lavorare sui fatti.

Sulla polemica, proviamo anzitutto dare numeri ed elaborare dati. Secondo le stime del Consiglio d’Eurora, i rom in Italia sono 180.000. Di essi, come riporta l’Ufficio Nazionale Anti Discriminazione Razziale nella Strategia Nazionale per l’Inclusione dei Rom – almeno la metà sono di cittadinanza italiana. Primo dato certo: in Italia vivono 90.000 rom italiani. Scomponendo il numero secondo condizioni socio abitative, scopriamo che di essi solo una piccola porzione, circa 5.000 persone, vivono nei cosiddetti “campi rom” (come affermato nell’intervista); una parte più piccola in micro aree pubbliche e private, mentre la stragrande maggioranza, circa 80.000 persone, in abitazioni convenzionali. Di essi una parte vive “mimetizzata” sul territorio nazionale, mescolata a cittadini di altre etnie, origini e provenienze. Altri, per una serie di fattori storici, vivono in spazi segregati, talvolta portatori di problematiche legate a condizioni economiche precarie, scarso livello di scolarizzazione, basso livello di inclusione. E’ l’esempio dei caminanti di Noto, di numerose famiglie calabresi o pugliesi, della comunità rom di Avezzano e Pescara, ma anche di Agropoli e Battipaglia. Casi estremi a Lamezia Terme e Gioia Tauro, dove in una sorta di campo rom e in un quartiere monoetnico di case popolari, vivono, in assoluta povertà, esclusivamente rom italiani. Sono tali non per cittadinanza recentemente acquisita, ma perché presenti sul nostro territorio da almeno 600 anni.

Quanti sono allora i cittadini italiani di origine rom che, secondo i rigorosi criteri di “italianità” stabiliti dai due partiti di maggioranza, potranno accedere al reddito di cittadinanza? Nel nostro Paese un cittadino su otto vive in povertà assoluta. Se proiettassimo questa percentuale sui 90.000 rom italiani, dovrebbero essere 7.200 quelli di origine rom con Isee pari a 0, e quindi i sicuri beneficiari della legge di sostegno economico previsto dall’esecutivo. Il numero è stato considerato al ribasso, visto che storicamente diverse comunità rom di antico insediamento, vivono da decenni in uno stato socio-economico di particolare precarietà rispetto al resto della popolazione. Potrebbero essere 10.000. Forse anche molti, molti di più.

Senza considerare, poi, la discutibile scelta del governo, di riservare la misura di sostegno ai soli cittadini italiani. Ciò contrasta con la direttiva europea n. 98 del 2011 che, sul fronte delle prestazioni sociali, equipara i diritti dei cittadini italiani a quelli dei comunitari e degli extracomunitari lungo soggiornanti. E’ probabile, anzi certo, che dopo l’approvazione della legge, una pioggia di ricorsi invaderà le corti italiane e che qualche giudice riconosca il carattere discriminatorio della norma. A quel punto il paniere dei beneficiari si amplierà considerevolmente e tanti cittadini stranieri, anche di origine rom, ne avranno accesso.

Paradossale, al limite del ridicolo, la situazione che si sta creando. L’approssimazione e l’incompetenza, sono un mix pericolosissimo, che unito alla spavalderia faranno arrossire di imbarazzo i Salvini di turno. E intanto tantissimi rom – quelli brutti sporchi e cattivi che il ministro dell’Interno ha sempre demonizzato e del quale non riesce a farne a meno – ringraziano per le opportunità economiche e lavorative che dal reddito di cittadinanza potranno scaturire. Giusto così, altro che ruspa.