Nel mezzo di una delicata stagione politica, Vincent Bolloré spariglia a sorpresa le carte sul fortino Mediobanca. E apre le danze non solo sul futuro di Piazzetta Cuccia, ma anche su quello delle Assicurazioni Generali, partecipata dall’istituto di credito milanese, nonché grande investitore in titoli del debito pubblico italiano. A distanza di vent’anni dall’ingresso nel patto di governo di Mediobanca, Bollorè ha fatto sapere che non rinnoverà l’alleanza che lo lega agli altri principali soci dell’istituto milanese. Di conseguenza, salvo colpi di scena, a partire da gennaio, l’accordo si scioglierà e gli azionisti di Mediobanca saranno liberi di disporre come credono delle rispettive quote. Il risultato è che la banca guidata da Alberto Nagel diventerà contendibile sul mercato. E con lei lo sarà anche un corposo pacchetto di azioni Generali (13,46%) custodito dall’istituto di Piazzetta Cuccia.

Ma perché, a distanza di vent’anni dall’ingresso nel patto, Bolloré ha deciso di rompere proprio ora l’alleanza con gli altri soci di Mediobanca? Secondo quanto riferisce una nota della cassaforte della famiglia bretone, la Financière du Perguet, “la scelta è collegata al crescente impegno finanziario del gruppo Bolloré in Vivendi (la cui quota di possesso è cresciuta in 12 mesi dal 20,6% al 26,2%)”, si legge nel documento in cui si esprime fiducia al management di Mediobanca e soddisfazione per i risultati finora raggiunti. E poi si precisa che l’obiettivo dell’operazione è “utilizzare con maggiore flessibilità gli asset”, cioè essere liberi di vendere una partecipazione che vale circa 700 milioni senza i vincoli del patto fra i soci.

Pur avendo espresso l’intenzione di mantenere in portafoglio la quota di Mediobanca al di fuori del patto, da gennaio Bolloré avrà quindi facoltà di cedere in toto o in parte il pacchetto di azioni di Piazzetta Cuccia per incassare denaro utile a compensare la disfatta in una campagna d’Italia che lo vede ancora oggi incastrato nel capitale di Telecom e di Mediaset. Non resta che attendere per assistere alla prossima mossa del finanziere bretone. Intanto è certo che la decisione di Bolloré rende più facile anche l’uscita di scena di Unicredit dal capitale di Mediobanca. Ad agosto, del resto, il numero uno di piazza Gae Aulenti, Jean-Pierre Mustier aveva espresso l’intenzione di vendere la quota di Piazzetta Cuccia che politicamente è un ostacolo alle eventuali nozze di Unicredit con un altro istituto di credito. Difficilmente infatti il governo italiano potrebbe accettare il passaggio della partecipazione di controllo delle Generali, posseduto da Mediobanca, in mani straniere come effetto collaterale delle nozze di Unicredit con un’altra banca.

E’ indubbio che lo scenario su Mediobanca e sulle Generali sia in evoluzione e che la decisione di Bolloré non abbia fatto altro che accelerare gli eventi. Non a caso, subito dopo aver preso atto dell’addio di Bolloré e dell’Italmobiliare della famiglia Pesenti all’alleanza dei maggiori soci di Mediobanca, l’assemblea del patto si è preoccupata di sondare l’interesse dei partecipanti a individuare alternative alla decadenza dell’attuale accordo. Ufficialmente non ci sono sul tavolo ipotesi di lavoro. Ma, secondo gli addetti ai lavori, le opzioni possibili sono due. La prima è che già a partire da gennaio Mediobanca si trasformi in una società ad azionariato diffuso (public company), scenario cui già da tempo si prepara il management. Nella storia di Piazza Affari però la soluzione public company non ha avuto un grande successo: basti pensare al caso Telecom che, dopo l’addio dello zoccolo duro dei soci italiani, è finita prima nelle mani degli spagnoli di Telefonica e poi in quelle di Bolloré prima di finire al centro di una battaglia con il fondo Elliott.

La seconda ipotesi è la nascita di un’alleanza leggera che metta insieme il 20% del capitale di Mediobanca e abbia una durata minima di due anni con la finalità di accompagnare il management fino al 2020, quando si rinnoverà il consiglio. In questo caso, la strada è però decisamente in salita perché nessun accordo di questo tipo sarebbe possibile senza il contributo di Unicredit che, invece, vuole cedere la quota di Piazzetta Cuccia. A meno che, naturalmente, non si trovi un nuovo compratore al quale interessi non solo il destino dell’istituto milanese, ma anche il pacchetto di controllo delle Generali. Ipotesi, quest’ultima, alla quale, al momento, il mercato sembra credere poco.