Alla fine Elliott ce l’ha fatta. Con l’aiuto sostanziale di Cassa Depositi e Prestiti, il fondo attivista ha avuto la meglio sui francesi di Vivendi nell’assemblea di Telecom Italia (Tim). Il 49,8% dei presenti ha infatti votato a favore dei candidati espressi dal gruppo di Paul Singer, che, prima di questa battaglia, aveva finanziato i cinesi nell’acquisto del Milan dalla Fininvest. Entreranno a far parte del nuovo consiglio di amministrazione di Tim tanti volti noti della finanza italiana come Fulvio Conti, Alfredo Altavilla, Massimo Ferrari, Paola Giannotti de Ponti, Luigi Gubitosi, Paola Bonomo, Maria Elena Cappello, Lucia Morselli, Dante Roscini e Rocco Sabelli. Per Vivendi ci saranno invece in consiglio Amos Genish, Arnault de Puyfontaine, Marella Moretti, Michele Valensise e Giuseppina Capaldo. Esce di scena l’ex numero uno di Telecom, Franco Bernabé, che, in assemblea, ha stigmatizzato le parole di un piccolo socio che, nel suo intervento, ha parlato di interessi su Tim guidati da “lobby ebraiche e americane”. “Ci sono stati interventi deplorevoli e inaccettabili anche di tipo antisemita, che non si erano mai sentiti in questa assemblea” ha affermato Bernabè.

La vittoria di Elliott è stata un brutto colpo per i francesi che hanno immediatamente fatto sapere di non aver alcuna intenzione di disimpegnarsi dal gruppo. Non sono poi mancate le polemiche con Vivendi che ha spiegato come il successo di Elliott “non sia una vittoria decisa dal mercato” dal momento che il fondo attivista ha vinto con il supporto della Cassa Depositi e Prestiti. Per il portavoce di Vivendi, Simon Gillham, il risultato della votazione è stato determinato dal fatto che “la controllata dal governo Cdp ha votato per un hedge fund americano invece che per un socio di lungo termine industriale”. In effetti, nel voto in assemblea, la lista di Elliott si è imposta con uno scarto di appena il 2,66% del capitale su quella di Vivendi (49,84% dei voti contro il 47,18% raccolto dai francesi). Segno che il fondo americano, proprietario del 7,87% di Tim, è riuscito a catalizzare l’attenzione di tanti grandi investitori, ma che senza il sostegno di Cdp (4,9%) non sarebbe riuscito a battere Vivendi, maggiore azionista privato dell’ex monopolista con il 23,94% del capitale.

Alle polemiche francesi è seguita a stretto giro la risposta da Roma: in un tweet, il ministro uscente Carlo Calenda ha respinto l’attacco di Vivendi spiegando che “la maggioranza non è in mano a un fondo americano. La maggioranza non è di nessuno. Telecom è una public company, senza più un singolo azionista di controllo”. Salvo poi auspicarsi che “ si acceleri su separazione rete”. Una questione, quest’ultima, su cui Calenda ha annunciato un controllo serrato del governo uscente: “Monitoreremo con attenzione” ha scritto il numero uno del Mise. A spalleggiare la posizione del Mise è intervenuto poi a distanza anche il presidente della Fondazione Cariplo, Giuseppe Guzzetti: “Se in tutta questa vicenda – i soci – hanno ritenuto di cambiare governance un motivo ci sarà” ha dichiarato Guzzetti che ha appoggiato l’ingresso in scena della Cdp. Il banchiere ha poi puntualizzato che d’ora in poi “sarà Cdp a gestire anche perché noi non interveniamo nell’operatività di Cassa Depositi e Prestiti. Siamo azionisti di minoranza rispettosi dei manager, ma ci pareva opportuno l’intervento di Cdp rispetto ai problemi di Tim, della rete e della fibra, in modo che l’Italia non fosse l’unico Paese ad avere due reti, magari parallele, per fare la stessa cosa. Vediamo il futuro cosa ci riserva”

Intanto lunedì 7 maggio si riunirà il nuovo consiglio di amministrazione che dovrà distribuire le deleghe. A meno di ulteriori colpi di scena Amos Genish diventerà amministratore delegato, mentre Fulvio Conti assumerà l’incarico di presidente. Quanto alle deleghe su Sparkle, andranno necessariamente ad un componente italiano. Secondo quanto riferisce Il Sole24Ore di venerdì 4 maggio, per i legali di Vivendi la nuova composizione del board dovrebbe far decadere i vincoli del golden power. Verrebbe inoltre meno anche l’assunto del controllo francese di Tim rendendo superflua la richiesta dell’Unione di cedere la controllata Persidera, che si occupa della trasmissione dei canali del digitale terrestre. Dal canto suo Elliott, ha già annunciato che supporterà Genish e l’intero team di gestione. Ma ha poi aggiunto che “attende con impazienza un dialogo costruttivo e un attento esame da parte del consiglio di amministrazione e del team di gestione di Tim delle varie proposte di creazione di valore di Elliott”. Fra queste la conversione delle risparmio che diluirebbe ancora Vivendi, la separazione legale della rete dalle attività di telefonia e la reintegrazione del dividendo. “La vittoria odierna per la lista indipendente manda un segnale forte all’Italia – ha concluso il fondo – al di là di questo gli investitori impegnati nella compagnia non accetteranno un governo societario scadente”. Ma è difficile immaginare che, come auspicato da un piccolo azionista, che, visti gli interessi in ballo, Telecom sia pronta a “voltare pagina”.