La ricostruzione del Ponte Morandi di Genova non sarà affidata ad Autostrade, ma a “uno o più operatori” su indicazioni del commissario straordinario. È quanto si legge nella bozza finale del dl Genova, dove però ancora non si indica, appunto, il nome del responsabile alla ricostruzione del viadotto che dovrebbe arrivare “entro dieci giorni” con incarico “di dodici mesi che può essere prorogato o rinnovato per non oltre un triennio dalla prima nomina”. Aspi, “in quanto responsabile dell’evento, (dovrà) far fronte alle spese di ricostruzione dell’infrastruttura, entro trenta giorni dalla richiesta del Commissario straordinario”. Il Governatore della Liguria, Giovanni Toti, esprime i suoi dubbi: “Restano tutti i dubbi sul famoso articolo 1, ovvero chi costruisce il ponte, le dotazioni del commissario straordinario, l’interlocutore che questo dovrà avere – ha dichiarato in un’intervista a Tg3 Liguria – Resto dell’idea che sia un impianto che si presta non solamente a una grande confusione di ricorsi giudiziari, ma anche che non predilige la velocità di realizzazione“.

In caso di ritardo o mancato pagamento da parte della società, il commissario “può individuare un soggetto pubblico o privato che anticipi le somme necessarie alla integrale realizzazione delle opere. A garanzia dell’immediata attivazione del meccanismo di anticipazione è autorizzata la spesa di 30 milioni annui dall’anno 2018 all’anno 2029″ da parte dello Stato.

L’esclusione di Aspi è confermata anche dal passaggio in cui si specifica che gli operatori scelti dal commissario non dovranno avere “alcuna partecipazione diretta o indiretta in società concessionarie di strade a pedaggio o siano da quest’ultime controllate o ad esse collegate, anche al fine di evitare un indebito vantaggio competitivo nel sistema delle concessioni autostradali”. Per far fronte alla straordinarietà e al contesto di emergenza dell’operazione, la Regione Liguria, la città metropolitana di Genova e il Comune potranno assumere complessivamente, per gli anni 2018 e 2019, “fino a 250 unità“, dimezzando così le 500 previste dalle precedenti versioni. Le assunzioni sono con contratti a tempo determinato e con funzioni di personale civile, polizia locale e supporto all’emergenza.

Il procuratore capo di Genova, Francesco Cozzi, ha annunciato ai giornalisti che “i periti potranno dare modalità di demolizione del ponte per conservare la prova. Non blocchiamo nessuna demolizione. Anzi, per l’incidente probatorio potrebbe essere utile avere alcune parti di ponte già demolite da analizzare. L’abbattimento dei monconi del ponte può avvenire nel tempo più rapido possibile, magari privilegiando la parte della strada lungo il greto del Polcevera“.

Il procuratore ha poi aggiunto che una demolizione del moncone est, considerato il più pericoloso, deve avvenire in tempi brevi e prima di tutte le altre parti del viadotto: “Il moncone est ha sicuramente un grado di pericolosità maggiore perché è tenuto dagli stralli, per questo sembrerebbe pacifico che venga rimosso prima – ha continuato – Questo comporta di accertarne al più presto la stabilità e magari nelle more dell’incidente probatorio consentire, dopo gli esiti positivi del monitoraggio dei sensori, di fare accedere la popolazione nella zona”. 

A rilasciare le prime dichiarazioni, dopo la diffusione delle prime indiscrezioni relative al dl Genova e i 30 milioni previsti per il porto rispetto ai 90 della prima stesura, è il Sindaco del capoluogo ligure, Marco Bucci: “Non ho visto ancora il decreto, se c’è una riduzione dei fondi per il porto non è una cosa simpatica, dovremo tornare a discuterne – ha detto – Il mio obiettivo è di vedere il decreto, paragonarlo con le richieste fatte e vedere quello che è stato recepito. Quello che non è stato recepito torneremo a Roma per inserirlo quando il dl sarà trasformato in legge”.

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