Il caso Huffington Post-Casalino è di quelli che chiamano in causa i principi della correttezza e della deontologia professionale sia in capo a Rocco Casalino sia in capo ai giornalisti dell’Huffington Post destinatari del suo messaggio, poi pubblicato da Repubblica. Secondo il premier Giuseppe Contela diffusione dell’audio che sta circolando in queste ore configura condotte gravemente illegittime che tradiscono fondamentali principi costituzionali e deontologici. Chiarito che trattasi di un messaggio privato mi rifiuto finanche di entrare nel merito dei suoi contenuti”.

Secondo il direttore dell’Huffington Post Lucia Annunziata invece non c’è stata nessuna violazione deontologica perché “nessuno dei due giornalisti che hanno avuto separatamente e in due orari diversi della notte la nota verbale, mi ha comunicato che fosse privata. Come ho anche detto stamane a Casalino”.

Evidentemente ci sono due versioni. Lucia Annunziata crede ai suoi colleghi mentre Conte crede a Casalino. Il premier scrive “chiarito che si tratta di un messaggio privato”, invece non è del tutto chiarito. All’ascolto sembra invece un messaggio di natura ‘professionale’. Certamente riservato per quanto attiene all’identità della fonte (Rocco Casalino chiede di attribuire i contenuti a fonti parlamentari) ma non riservato per quanto attiene al contenuto. Anzi. Casalino vuole che sia pubblicato senza attribuirsene la paternità.

Lucia Annunziata però prosegue mettendo in dubbio anche la tesi secondo la quale i suoi giornalisti avrebbero tradito il patto di riservatezza sulla fonte consegnando a terzi l’audio poi divulgato da Repubblica. “Per quanto riguarda la diffusione della nota ad altri giornalisti, porto alla sua attenzione – prosegue Annunziata – un dettaglio non poco significativo: il giorno dopo la storia dello scontento dei 5S nei confronti con i tecnici dei vari ministeri era su tutti i quotidiani. Come si spiega questa convergenza di notizie? Mi piacerebbe poterle dire che è stata la nostra testata a ispirare tutti i quotidiani, ma purtroppo per noi non è così. Magari forse la spiegazione migliore è che quella nota di Palazzo Chigi è arrivata un po’ a tutti? L’audio infatti nell’ambiente girava”. Annunziata non ha dubbi sul fatto che l’audio non sia stato consegnato a terzi dai suoi: “Entrambi mi hanno detto di non aver diffuso la nota. E hanno anche scritto e firmato, prendendosene dunque la responsabilità, un blog in cui negano”.

Il punto è proprio questo. I giornalisti dell’Huffington Post o altri giornalisti che come loro hanno avuto l’audio con preghiera di non divulgare la fonte e il file, hanno tradito il patto con la fonte Rocco Casalino? E ancora. Se questo ‘tradimento’ è accaduto siamo in presenza di una violazione deontologica? Oppure di una leggerezza di Casalino?

Secondo l’articolo 2 della legge professionale “giornalisti e editori sono tenuti a rispettare il segreto professionale sulla fonte delle notizie, quando ciò sia richiesto dal carattere fiduciario di esse”. Quando ciò sia richiesto dal carattere fiduciario, non sempre.

Un primo dato è che il pezzo di Alessandro De Angelis, vicedirettore dell’Huffington Post, del 19 settembre, non è il solo, prima della divulgazione dell’audio, a riportare le parole di Casalino, anche se in forma anonima. Il giorno dopo esce un secondo pezzo su Tiscali News firmato da Claudia Fusani, una collega che ha lavorato ad Huffington Post e prima ancora a Repubblica e all’Unità.

La lettura del pezzo fa pensare che anche la giornalista ha in mano l’audio di Casalino: “Non c’è una lettera di sfiducia dei 5 Stelle indirizzata al ministro economico Giovanni Tria. C’è molto di più. ‘O ci danno le risorse che chiediamo – spiegano fonti autorevolissime del Movimento – oppure è già pronta la megavendetta: nel 2019 faremo fuori (sic) tutti questi signori del Mef (il Ministero dell’economia e della finanza ndr) che dicono no ai tagli e non ci mettono a disposizione 10 miliardi per il reddito di cittadinanza’ Il messaggio, che – considerata la fonte – è sicuramente condiviso e forse ispirato sillaba dopo sillaba a livello di governo’”. Nel pezzo Claudia Fusani riferisce il messaggio, come chiesto da Casalino a De Angelis, a “fonti parlamentari”

Rocco Casalino ha inviato ad altri e non solo ai cronisti dell’Huffington Post il suo audio?

In questo caso il presidente del consiglio Giuseppe Conte quando ha parlato di ‘messaggio privato’ si sarebbe esposto forse un po’ troppo.

Se un portavoce divulga una nota vocale incautamente a più cronisti, uno dei quali non fidato, e poi se la ritrova pubblicata su un sito, evidentemente non ha saputo valutare bene i destinatari del suo messaggio. Uno dei giornalisti che l’ha ricevuta ha pensato di non trattarlo come fonte confidenziale.

Per capire se sia stato il giornalista a tradire la natura confidenziale della fonte o se sia stato il portavoce a eseguire il suo mandato con superficialità bisognerebbe sapere con esattezza chi ha ricevuto la nota da Casalino. Se io avessi ricevuto il messaggio sul mio telefonino, per esempio, lo avrei pubblicato perché non conosco Casalino e lo considero un personaggio pubblico, non una mia fonte. Per giudicare se ci sia stata una violazione deontologica del giornalista è quindi fondamentale sapere chi e come ha ricevuto il messaggio vocale. E ovviamente chi lo ha girato a Repubblica.

Probabilmente, per fortuna, proprio per la giusta tutela delle fonti, non lo sapremo mai.

Lucia Annunziata però ha lanciato una sfida al premier Conte: “Posso dirle che, in ogni caso, fra una versione di due miei giornalisti che conosco bene e stimo e un portavoce, sarò sempre con i miei. Così come lei, giustamente, difende Casalino. Una soluzione c’è, in ogni caso. Portiamo il tutto davanti a un giudice, o all’ordine dei giornalisti se volete, e vediamo. Basta acquisire i tabulati di un po’ di telefonini e avremo chiarito tutto. Noi siamo pronti”.

Chissà se Rocco Casalino accetterà la sfida.

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