Visioni pubbliche “pirata”, tensioni tra esercenti, ma anche un’attenzione mediatica e un successo di pubblico senza precedenti. Sulla mia pelle, il film sugli ultimi giorni di vita di Stefano Cucchi, a sei giorni dall’uscita ufficiale continua quotidianamente a far parlare di sé. Oggi è il turno delle dimissioni di Andrea Occhipinti dal ruolo di presidente dei distributori dell’Anica, la più importante associazione del cinema italiano dove si costruiscono i delicati rapporti con le altre industrie estere del settore e con le istituzioni. Occhipinti è colui che con Lucky Red ha prodotto e distribuito Sulla mia pelle nelle sale cinematografiche, mentre in contemporanea il film si poteva vedere su Netflix e, in modo illegale, attraverso proiezioni non autorizzate né da Lucky Red, né da Netflix organizzate da centri sociali in luoghi pubblici.

“Ho deciso di dimettermi perché la nostra scelta di distribuire Sulla mia pelle di Alessio Cremonini in contemporanea nelle sale e su Netflix ha creato molte tensioni tra gli esercenti che lo hanno programmato (pochi) e quelli che hanno scelto di non farlo (molti). II successo del film ha aumentato queste tensioni”, ha spiegato Occhipinti in una lunga nota stampa. “Nonostante esistessero dei precedenti in Italia e ci sia un acceso dibattito a livello internazionale, non voglio che una scelta puramente aziendale venga considerata come una posizione della sezione distributori dell’Anica, visto il mio ruolo. Per non creare ombre o imbarazzo ai miei colleghi, ritengo quindi opportuno lasciare la carica di Presidente”.

Occhipinti ha poi ricordato che Cinemaundici e Lucky Red hanno deciso di produrre il film prendendosi “interamente il rischio Imprenditoriale, con il solo contributo del tax credit previsto dalla Legge Cinema. Tutto il resto è venuto dopo, a film finito”. L’arrivo di Netflix ha così permesso ad un’opera prima italiana di essere programmata in 190 paesi del mondo, mentre Lucky Red ha creato una distribuzione modello “film evento” per far arrivare contemporaneamente Sulla mia pelle nelle sale. “Non sta cambiando solo l’Italia, è il mondo che cambia. E questa piattaforma web è una realtà importante che capisco possa disorientare e fare paura, ma con cui vanno fatti i conti. Io ho fatto tutto in modo corretto, ma non mi aspettavo una reazione così forte. Essendo poi presidente dei distributori Anica qualcuno ha pensato che ciò che abbiamo fatto con questo film significasse un cambio di paradigma industriale, così pur essendo paradossalmente vittima di un successo imprenditoriale, lascio questo incarico”, ha spiegato Occhipinti al FQMagazine.

“Cerchiamo di capirci però, che Netflix decida di comprare un’opera prima italiana è un’opportunità che va colta al volo. Loro ci hanno detto usciamo il 12 settembre online e noi di conseguenza abbiamo fatto di tutto per trovare delle finestre e garantire la visione in sala – continua Occhipinti – Per i primi venti, trenta film del mercato italiano non ha senso parlare di Netflix, ma per tutti quei film italiani, opere prime e seconde che spesso rimangono in sala, quando va bene, quattro o cinque giorni senza trovare pubblico, questo ragionamento va fatto. Per film come Sulla mia pelle la visione su Netflix non ha cannibalizzato la sala. Sono utenze e modalità di visione diverse”. Occhipinti ci racconta poi di essere abbonato a Netflix da un anno e mezzo: “spizzico titoli, guardo spesso i primi episodi di nuove serie”.

L’oramai ex presidente dei distributori Anica risponde anche al caso delle proiezioni “pirata” avvenute nei giorni scorsi in mezza Italia. “Da una parte è un segnale di attenzione per un tema delicato che come cittadino fa piacere, dall’altro combatto la logica che il lavoro dell’industria cinematografica venga usufruito gratuitamente. È un falso mito quello che vuole che tutto ciò che sta sul web sia gratuito. Se facessero tutti così noi non avremmo potuto produrre, e non potremmo produrre in futuro film come quello sul caso Cucchi. E poi davvero basta con questa storia del produttore ricco. Per fare un film ci sono centinaia di persone che ci lavorano e che vanno pagate in modo adeguato”. Infine Occhipinti lascia la sua carica in Anica dopo aver ottenuto parecchi successi (“il dialogo concreto instaurato con le Major per poter normalizzare in Italia la distribuzione durante tutto il corso dell’anno; la creazione del MIA, che ha riportato in Italia e a Roma un moderno mercato dell’Audiovisivo;  la riforma del David di Donatello”), ma segnalando anche una situazione del mercato italiano davvero critica: “Il contesto dell’esercizio è in sofferenza, i dati negativi sono identici a quelli dell’anno scorso e continua a verificarsi l’anomalia della stagionalità: l’estate 2018 per i cinema italiani è stata orribile”.

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