Il ministro dei Beni Culturali si chiama Alberto Bonisoli. Ieri era a Genova e in un incontro con storici dell’arte, rispondendo a una riflessione avanzata da un funzionario circa la inutilità dell’insegnamento della Storia dell’arte al liceo, ha dichiarato: “Anch’io la abolirei. Al liceo era una pena per me, quindi la capisco e condivido il suo disagio profondo”.

Non sappiamo se fosse nero sarcasmo né se le sue parole fossero una protesta contro la marginalità della materia che, nel piano di studi, trasforma una buona intenzione in una cattiva pratica, oppure una semplice battuta per stemperare una discussione e un confronto difficile.

Mettiamo pure che quest’ultima ipotesi sia la verità.

L’avesse detta un tubista, un tronista, un dentista, un idraulico, oppure Calenda, o Renzi o lo stesso Salvini, faceva parte del plausibile, del possibile, di questo mondo che cambia così velocemente che persino i pensieri corrono senza governo, senza prudenza.

Ma se il ministro che deve tutelare l’Arte in Italia, ritiene – pur scherzando – che l’insegnamento della Storia dell’Arte sia inutile e faccia pena, immagino perché noiosa pratica di studio, allora il sospetto che dell’Arte al ministro dell’Arte freghi nulla viene.

E spaventa pure un po’.

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