I servizi di consegna del cibo a domicilio sono sempre più diffusi. Si sceglie, si ordina, si paga con pochi clic, tramite apposita app. Ma gli utenti sono consapevoli delle condizioni di lavoro dei rider, i fattorini che eseguono le consegne girando in bici o motorino? Il tema è entrato nell’agenda politica. Ne abbiamo parlato con i passanti del centro di Milano, registrando un’ampia serie di testimonianze. “Nessuno li obbliga a fare quel lavoro, se si sentono sfruttati possono cercare qualcos’altro”, taglia corto una giovane. Ma a prevalere sono le risposte a sostegno delle ragioni dei rider. “Noi clienti siamo corresponsabili del loro sfruttamento, non dobbiamo far finta di nulla”, afferma un ragazzo. “D’accordo, ma devono essere migliorate le condizioni di tutti i precari“, puntualizza un’altra voce. Alcuni si spingono oltre: “Saremmo disposti a pagare di più questi servizi, se le aziende si impegnassero a migliorare le condizioni dei lavoratori”. Di certo, dichiara un rider, “i clienti possono fare molto a nostro favore, per esempio boicottando i marchi meno virtuosi“. E voi come la pensate?

Quanto siamo disposti a metterci in gioco per il cambiamento, noi cittadini italiani? Fino a che punto siamo pronti a modificare convinzioni e comportamenti per rendere migliore la nostra vita in comune e venire incontro ai diritti degli altri? Muove da tale curiosità – che rovescia il consueto schema della contestazione all’establishment – la rubrica di vox populi che il fattoquotidiano.it presenta oggi in edizione rinnovata e con nuovo titolo: “Italiani come noi“. Dopo le centinaia di puntate di “Uomo da marciapiede”, Piero Ricca torna a girare per le strade d’Italia con telecamera e microfono. Per confrontarsi con gli italiani reali sui temi più caldi del momento e così contribuire al racconto umano di un paese in trasformazione

 

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