Appelli al governo, lettere al presidente del Consiglio Giuseppe Conte e minacce di diffide. I sindaci chiedono all’esecutivo di fare un passo indietro sul congelamento dei fondi del piano periferie, contenuto nel decreto Milleproroghe. In prima fila gli esponenti del Partito democratico, ma non solo: dopo i malumori del primo cittadino M5s di Livorno Filippo Nogarin, iniziano anche quelli dei rappresentanti di Lega e Forza Italia. Il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, eletto in quota centrodestra, ha annunciato che lavorerà con i colleghi perché la norma venga modificata: “Mi adopererò”, ha scritto su Twitter, “per fare fronte comune con gli altri sindaci. La difesa degli interessi dei cittadini viene prima di qualsiasi altra cosa”. L’Anci fin dalle ore successive alla prima approvazione del testo ha minacciato diffide contro la presidenza del Consiglio, mentre il Pd ha promesso farà di tutto per opporsi quando il provvedimento arriverà alla Camera (anche per rimediare alla figuraccia del Senato dove hanno votato insieme ai 5 stelle perché, sostengono, l’emendamento in questione era “involuto” e difficile da capire). I grillini e in particolare la sottosegretaria all’Economia Laura Castelli, hanno dichiarato di essere stati costretti a intervenire perché il bando Renzi per le periferie era stato dichiarato incostituzionale da una sentenza della Consulta. Una giustificazione che non basta agli amministratori locali che ora chiedono spiegazioni.

In ballo ci sono decine di investimenti e in particolare la seconda tranche che riguardava 96 progetti e che, se verrà approvato definitivamente il Milleproroghe, sarà congelata fino al 2020. E i sindaci, di qualsiasi parte politica, devono ora rendere conto agli elettori su piani che avevano già ricevuto il via libera. “Vista la gravità di quanto accaduto”, ha dichiarato Brugnaro, “ho deciso di interrompere le mie ferie qualche giorno prima e di tornare in Città già nei prossimi giorni per seguire la questione più da vicino, cercando un fronte comune con gli altri sindaci del territorio”. Ventuno interventi, oltre 72 mln di euro di investimenti: è questo il valore complessivo dei progetti che la Città Metropolitana e il Comune di Venezia erano riusciti, in sinergia con i sindaci del territorio, a farsi finanziare con il “Bando Periferie”. Interventi che, avrebbero riguardato, tra l’altro, la Stazione Rfi di Porto Marghera, la manutenzione del Palazzo ex Casinò al Lido, intervento indispensabile per lo sviluppo della Biennale Cinema e della congressualistica, la realizzazione della Cittadella della Giustizia di Piazzale Roma. “Spero”, ha concluso Brugnaro, “non sia la scelta definitiva e che nel passaggio alla Camera il testo del decreto, magari con un emendamento dello stesso Governo, possa essere corretto. Nella Città metropolitana ci sono convenzioni firmate con 13 sindaci dell’area metropolitana interessati. Le convenzioni sono già state sottoscritte e la progettazione di tutti gli interventi è in fase avanzata”. E le risorse, osserva il sindaco lagunare, “sono già anticipate dai diversi enti e che non si saprà se saranno riconosciuti, ma la cosa che più preoccupa è la battuta d’arresto che subiranno opere pubbliche funzionali e indispensabili per i nostri concittadini”. In linea con Brugnaro anche il sindaco di Verona Federico Sboarina, anche lui eletto con il sostegno del centrodestra (Lega, Fi e Fdi): “Abbiamo 18 milioni che ballano”, ha detto a Repubblica. “Per noi sono risorse importanti. Uno di questi progetti, poi, è fatto in accordo con l’Università. Mi sono sentito con i sindaci di Venezia, Padova e Treviso. Ci vedremo nei prossimi giorni”.

Un’altra delle città particolarmente colpite dallo stop è Roma. Virginia Raggi però sta con il Governo. Anche sul decreto Milleproroghe, che rischia di “congelare” almeno 60 milioni di euro in progetti per le periferie messi a punto dagli uffici capitolini e dai vari municipi nel territorio capitolino, e presentati dalla Città Metropolitana. Salvati, per il momento, soltanto i 18 milioni già finanziati nel 2017 e che il Comune ha iniziato a destinare al restyling dell’edificio ex Gil di Ostia e al progetto De.Si.Re, Decoro Sicurezza Resilienza. “I soldi arriveranno”, ha affermato convinta la prima cittadina romana alla trasmissione Agorà Estate, linea ribadita con forza anche dall’entourage della sindaca contattato da ilfattoquotidiano.it. “Il piano predisposto dal vecchio governo non era fatto bene. Allora – ha detto la sindaca di Roma – è avvenuta una cosa rivoluzionaria: il nuovo governo ha detto ‘rispettiamo quella sentenza e invece di dare i soldi a chi li chiede li diamo ai progetti più meritevoli’”. Va detto che i progetti al momento “congelati” sono ovviamente quelli che non risultati subito vincitori, ma inseriti in graduatoria, come – fra gli altri – il recupero per il “Serpentone” di Corviale, il piano del quartiere Massimina, interventi nei parchi e spazi pubblici di sette municipi, la rigenerazione dei forti e il Polo produttivo delle arti e dei mestieri del Teatro dell’Opera. La linea di Raggi ha attratto le critiche dell’opposizione. “Cosa vuol dire, che ci sono Comuni di serie A e altri di serie B? E allora tutti gli altri sindaci che protestano?”, si domanda la parlamentare Pd, Enza Bruno Bossio.

Critiche soprattutto vengono dal Partito democratico, con i sindaci letteralmente sbigottiti dalla decisione dei senatori (compreso Renzi) di votare a favore del congelamento. “Dei 18 milioni di euro destinati al Comune di Firenze dal Piano periferie”, ha detto il sindaco dem Dario Nardella, “il 95% è già stato impegnato ed appaltato, è la metà già contrattualizzato: noi quindi abbiamo assunto impegni precisi verso ditte private sulla base di norme, sulla base di convenzioni firmate”. Secondo Nardella la partita è aperta: “Se mai dovesse esserci un qualunque tipo di contenzioso giuridico noi non possiamo e non vogliamo scaricare sui fiorentini il prezzo di tutto questo, ma lo faremo verso lo Stato: è il governo che si sta assumendo una responsabilità grave con una norma che ritengo illegittima. Per fortuna la norma non è ancora entrata in vigore, perché il decreto Milleproroghe dovrà passare alla Camera e quindi la partita credo che sia ancora tutta aperta”. Dunque, ha concluso, “confido in una ragionevolezza del premier Conte, perché colpire le periferie di tutta Italia sarebbe un autogol clamoroso per questo governo”.

Non mancano le preoccupazioni anche da parte delle associazioni impegnate nelle periferie e che contavano sui finanziamenti già stanziati. Mariangela Di Gangi, presidente dell’associazione Laboratorio Zen Insieme a Palermo, ha denunciato su Facebook l’azione del governo: “Nonostante sia chiaro che il Pd abbia pasticciato nella speranza”, si legge, “che questi interventi aumentassero il consenso in vista della competizione elettorale, appare altrettanto chiaro che, se fosse questo il vero motivo del differimento al 2020 della spesa, peraltro soltanto per una parte del Piano Periferie e non per la totalità dei progetti, non staremmo parlando di differimento e le convenzioni non sarebbero soltanto state posticipate. La verità è che questo governo dimostra di essere disposto a sacrificare anche quegli interventi che ben si dovrebbero conciliare con gli obiettivi che, finora solo a parole, dice di voler raggiungere”. E Di Gangi ha concluso accusando il governo di essere intervenuto volutamente d’estate quando minore era l’attenzione sul tema: “Con buona pace di tutti, questo governo ha scelto di trattare un tema così importante, su cui sarebbe stato bello poter entrare nel merito e, perché no, evidenziare o correggere quello che non andava bene, con emendamento agostano e senza nessuna discussione politica, nella peggiore tradizione politica e come da loro spesso contestato, dimostrando che le periferie e le diseguaglianze sociali del nostro Paese non sono un a priorità e possono essere congelate”.

(Ha collaborato Vincenzo Bisbiglia)