Se il trasporto delle merci su rotaia in Europa non è ancora sul giusto binario, in Italia è su un binario morto. I gravi incidenti di Bologna e di Lesina (Foggia) hanno riproposto non solo il problema della sicurezza stradale ma hanno anche messo in evidenza l’eccessivo utilizzo della strada (e autostrada) per il trasporto di merci. Sulle strade italiane circolano troppi tir e troppe automobili: il sistema andrebbe riequilibrato verso l’uso della più sicura e meno inquinante ferrovia, che da troppi anni è costosa e mal gestita.

Trenitalia Cargo nei cinque anni che vanno dal 2012 al 2016 ha prodotto perdite di oltre 800 milioni di euro, compensate dai sussidi pubblici. Le Ferrovie dello Stato hanno chiuso 220 scali merci in 4 anni passando dai 396 del 2006 ai 176 del 2009. La nostra rete è il fanalino di coda europeo con una quota del 7% di trasporto merci su ferro contro il 42% austriaco, il 38% svedese, il 14 francese e il 15 tedesco, e una media europea del 12%. Il picco più alto dell’inefficienza ferroviaria si è registrato nel 2008 quando l’82% dei treni merci ha viaggiato con oltre 60 minuti di ritardo.

Ad oggi le Ferrovie coprono una scarsa quota di traffico merci. Nonostante non si possa contare sul promesso incremento di capacità derivante dall’apertura dei mille chilometri di alta velocità visto che i treni merci non vi possono accedere, e nonostante il permanere delle vecchie criticità sulla rete tradizionale, sono entrate sulla scena nuove compagnie ferroviarie private che hanno intercettato le quote di mercato del trasporto merci perse da Cargo FS, facendo sperare in un miglioramento della situazione.

Dall’altra parte, i trasporti su gomma fanno la parte del leone con una quota di quasi il 90%. Ogni giorno circolano sulle strade e autostrade italiane 6,5 milioni di Tir e molti di questi per essere competitivi viaggiano in condizioni pericolose: eccesso di velocità, camion vecchi e sovraccarichi (con ridotta capacità frenante e stabilità precaria), eccesso di ore di guida dei conducenti e gravi carenze manutentive.

Tutto questo rende il sistema di trasporto su gomma un sistema a rischio che aumenta la congestione, gli incidenti e l’inquinamento sulle nostre strade. La carenza di controlli nei caselli delle autostrade, inoltre, consente l’ingresso di mezzi con carichi pericolosi, nocivi o esplosivi su strade ad alta velocità. Così non si può continuare. Servono maggiori regole e maggior rispetto dei limiti imposti. Se a Foggia il camioncino del disastro (che ci ha anche ricordato il disgustoso fenomeno del caporalato) portava 12 persone ma era omologato per nove, e non sappiamo se il conducente aveva la patente per il trasporto di persone, a Bologna ci si chiede che fine abbia fatto l’intermodalità: la sbandierata parola magica che dovrebbe assicurare un trasporto integrato ed equilibrato del trasporto merci italiano.

A pochi chilometri di distanza dal luogo dell’incidente c’è un grande interporto merci  posto su un’area di 4,1 milioni di metri quadri. Ciò nonostante, solo il 20% delle merci che vengono trattate dall’interporto viaggiano su treno mentre l’80% viaggia su tir e, nonostante gli sforzi della società dell’interporto di attrarre traffici su ferro, sono meno di tremila all’anno i treni merci. Il problema è fuori dall’interporto, sui 16mila km di rete ferroviaria, dove risulta difficile e costoso far viaggiare le merci visto che in Italia non esistono linee dedicate a differenza di molti Paesi del vecchio continente. Se la cava molto meglio l’interporto di Verona (quadrante Europa) che, nonostante sia posto su 2,5 milioni di mq, muove 16.300 treni in un anno. La mobilità delle merci è una componente essenziale del mercato interno europeo, non solo perché contribuisce in modo significativo a rendere competitivi l’industria e i servizi, ma anche perché ha un impatto rilevante sullo sviluppo economico e sulla creazione di posti di lavoro.

Tuttavia non si può non considerare l’impatto negativo sull’ambiente, sui fenomeni di congestione e sulla qualità della vita dei cittadini, che alcuni tipi di trasporti hanno più di altri, che costituiscono circa un terzo del consumo energetico e delle emissioni totali di Co2. La promozione di modalità di trasporto efficienti e sostenibili, come quello su rotaia, oltre a diminuire il numero di tir sulle autostrade italiane, permetterebbe di ridurre la dipendenza dell’Europa dall’importazione di petrolio e abbassare l’inquinamento su strada.