Sergio Chiamparino chiama, il centrodestra risponde. In un’intervista a La Repubblica il presidente della Regione Piemonte, esponente del Partito Democratico, promette battaglia contro l’idea di accantonare il progetto della Tav, tema sul quale nell’esecutivo Lega-M5s sono emerse divisioni: “Se il governo bloccherà la Torino-Lione io sono pronto ad andare fino in fondo e convocare un referendum popolare“. “Sono pronto a farlo, anche se mi auguro che il governo non prenda una decisione così folle come quella di bloccare una ferrovia che è strategica sotto tutti i punti di vista: economico, ambientale e culturale. Bloccarla significa isolare il nord-ovest”.

Quindi il governatore rivolge un appello al centrodestra: “Io mi aspetto che Toti (Giovanni, presidente della Regione Liguria, ndr) e Fontana (Attilio, governatore della Lombardia, ndr) battano un colpo. Se si dovesse mai davvero bloccare la Torino-Lyon, anche le altre grandi opere, a partire dal Terzo Valico e dalla Pedemontana, sarebbero da rivedere, perché perderebbe forza il progetto di piattaforma logistica del nord-ovest”. Chiamparino chiama quindi in causa la Lega: “I leghisti, che ormai sono tutto il centrodestra, hanno preso voti anche promettendo le grandi opere, e penso che debbano far sentire la loro voce. Invece mi pare che su questo siano alla mercé dei grillini che usano la Tav per mandare messaggi al proprio elettorato”.

Il primo a raccogliere l’appello è Osvaldo Napoli: “Trovo giusto che sia consentito ai cittadini piemontesi di pronunciarsi con un referendum sul destino della Tav – afferma il membro del direttivo di Forza Italia alla Camera – Bene ha fatto il presidente Chiamparino a evocare lo strumento della consultazione popolare. Sia chiaro, una consultazione che convoca i cittadini in carne e ossa alle urne, e non le pagliacciate pentastellate del referendum sul web”.

“Chiamparino convochi subito un Consiglio straordinario per procedere al referendum sulla Tav e andare a votare già a settembre”, fa eco Augusta Montaruli, deputato torinese di Fratelli d’Italia e capogruppo in Commissione Ue. Da Fdi si leva anche la voce del presidente Giorgia Meloni: “A metà giugno ho personalmente lanciato un appello a tutte le segreterie regionali dei partiti piemontesi per organizzare insieme il Tav Day: un referendum coordinato per far esprimere direttamente i cittadini del Piemonte sulla realizzazione dell’alta velocità Torino-Lione. Dopo 40 giorni di silenzio il Governatore Chiamparino arriva alla stessa conclusione proponendo un referendum. Meglio tardi che mai”.

Anche la Cgil si pronuncia contro lo stop dei lavori: “Sostenere il blocco di una grande arteria ferroviaria come la Tav significa rinunciare per sempre allo sviluppo commerciale e turistico per l’Italia in questo importante progetto infrastrutturale – afferma il segretario confederale, Vincenzo Colla – La Tav come la Tap, come il Terzo valico come le grandi arterie già progettate di collegamento con il sistema portuale sono indispensabili“. Dunque, aggiunge Colla, “ribadiamo la nostra disponibilità ad un confronto di merito finalizzato a dimostrare efficacia e validità delle opere infrastrutturali”.

Nel pomeriggio, intanto, il corteo No Tav che oggi pomeriggio è sfilato sotto la pioggia per la Val Clarea fino a Chiomonte è arrivato a circa 150 metri dal cantiere. I partecipanti, oltre un migliaio, hanno abbattuto una recinzione messa lungo il sentiero e si sono fermanti al ‘campo delle bandiere’, davanti al cordone della polizia. “Un risultato straordinario – si legge sulla pagina Facebook degli organizzatori del corteo – Siamo riusciti a proseguire lungo il sentiero e ad avvicinarci al cantiere come non succedeva da tempo”.

Una ventina di manifestanti sono stati denunciati dalla polizia. Danneggiamento e inottemperanza a provvedimento dell’autorità – l’inibizione dell’area è stata disposta dal prefetto di Torino, Renato Saccone, su richiesta del questore Francesco Messina – le accuse nei loro confronti, rende noto la Questura di Torino, precisando anche che il corteo non era autorizzato. I manifestanti denunciati hanno utilizzato un flessibile per abbattere la recinzione posta a protezione del cantiere lungo i sentieri della Valle Clarea. Erano presenti – informa sempre la Questura di Torino – alcuni esponenti del centro sociale Askatasuna di Torino di recente liberati dagli arresti domiciliari e sottoposti ad altre misure cautelari nell’ambito dell’inchiesta sugli scontri del Primo Maggio 2017 a Torino.