“Oggi ci siamo dipinti la faccia con i colori dell’arcobaleno per festeggiare insieme il Gay Pride. Viva l’amore!”. A scrivere queste parole su un colorato cartellone con tanto di fotografie dei bambini è stata un’educatrice della cooperativa “Dolce” che gestisce a luglio e agosto il centro estivo di Casalecchio (Bologna) aperto ai bambini da zero ai sei anni. Accanto un altro cartello: “In cortile abbiamo letto “Buongiorno postino” e “Piccolo uovo” perché esistono tanti tipi di famiglie”. Un’attività che non è piaciuta ai genitori che hanno sollevato una bufera che ora finirà in Parlamento per un’interpellanza ai ministri dell’Istruzione Marco Bussetti e della famiglia Lorenzo Fontana firmata dal deputato di Forza Italia Galeazzo Bignami.

E sul caso interviene anche l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza Filomena Albano. Interpellata dal FattoQuotidiano.it spiega: “Nelle attività educative è necessario che genitori ed educatori collaborino tra loro. Di conseguenza è importante una condivisione di obiettivi e strumenti tra tutte le agenzie educative. L’unità di intenti è il presupposto essenziale per l’efficacia di qualsivoglia intervento”. A spiegare quanto è accaduto ci prova Pietro Segata, il presidente della cooperativa dove lavora l’operatrice che ha voluto far festeggiare ai bambini il Gay Pride: “Dalle relazioni che abbiamo raccolto e da quanto ci riferisce il coordinatore è stata fatta un’iniziativa nell’ambito di un programma educativo sulle diversità che comprende anche l’idea che ci possano essere famiglie diverse. È stata organizzata una festa con i colori dell’arcobaleno sfociata con un cartellone che collegava questo progetto didattico al Gay Pride. L’arcobaleno di per sé non ha scosso le famiglie ma il cartellone ha richiamato la manifestazione che quest’anno a Bologna è stata particolarmente vivace”.

Segata che ha 3500 dipendenti “etero e omosessuali con idee diverse” si assume ogni responsabilità: “La via dell’inferno è lastricata di buone intenzioni. Noi non siamo respingenti ma accoglienti. Certo è che non ci dobbiamo sostituire alle famiglie nell’educazione dei bambini. L’ho ricordato anche ai miei operatori. Il nostro errore è stato quello di non esserci confrontati con i fruitori del servizio. Sono educatrici di lungo corso che gestiscono il nido anche durante l’anno scolastico, non è personale estemporaneo. Martedì prossimo le incontrerò ma non scatterà alcuna sanzione disciplinare, non ci sono gli estremi per farla”.

A difendere a spada tratta l’iniziativa dell’educatrice è, invece, Francesca Pardi l’autrice di “Piccolo Uovo”, libro che racconta dei diversi tipi di famiglia ai più piccoli: “Si può parlare anche a dei bambini così piccoli di Gay Pride soprattutto ora che la manifestazione ha cambiato anche le sue modalità di espressione. A Milano hanno sfilato 250mila persone e non c’era un solo elemento di esibizionismo. È un’iniziativa di rivendicazione dei diritti civili di persone che si amano. I bambini da zero a sei anni conoscono benissimo l’amore. Si può parlare loro di Gay Pride con un linguaggio compatibile alla loro età”. E alle mamme che hanno parlato di “trauma” dicendo che “per fortuna i bambini non sono nell’età di capire”, l’autrice che da oltre 18 anni convive con la sua compagna e ha quattro figli risponde: “Che cosa dovevano capire? Non credo gli abbiano parlato di cose disdicevoli. Se poi qualcuno ritiene tale l’amore tra due persone dello stesso sesso è un problema suo”. Pardi non concorda nemmeno con la Garante dell’infanzia: “In linea di massima non devono essere informate le famiglie: se a scuola si fa un lavoro contro il razzismo non si informano i genitori perché lo si dovrebbe fare se si parla di questo argomento?

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