È la settimana in cui San Pietroburgo celebra Fëdor Dostoevskij e c’è chi invoca un sano castigo per il delitto commesso dal 29 difensore croato Domagoj Vida. Egli è reo d’aver postato un video-selfie in cui – palesemente in trance post agonistica – sfotte la stoica Sbornaja appena sconfitta ai calci di rigore e grida “Slava Ukraine! (“Gloria all’Ucraina!”) apposta per fare incazzare i russi che sino all’ultimo avevano sperato di raggiungere la semifinale e battersi contro l’Inghilterra, sognando così di regolare in campo un contenzioso geopolitico che dura ormai da 12 anni, da quando cioè l’ex spia del Kgb Aleksandr Litvinenko venne avvelenata col polonio 210 a Londra, nell’ottobre del 2006, provocandone la morte dopo una lunga agonia.

Invece, l’agognata resa dei conti è saltata, dopo una partita di grande intensità agonistica. Vida aveva segnato il gol del 2 a 1, nel primo tempo supplementare, ma la Russia era riuscita a pareggiare e far sperare. Nel video, Vida non è da solo. Accanto c’è il 34 ex calciatore Ognjen Vukojevic, che ha aggiunto, pure lui in pieno climax post-vittoria, una dedica inequivocabile: “Questa vittoria è per la Dinamo e l’Ucraina!”, aggiungendo in russo “vai Croazia!”. I due hanno giocato insieme alla Dinamo di Kiev.

La Russia, come è noto, è sottoposta a sanzioni internazionali perché ha appoggiato i secessionisti nell’est dell’Ucraina e perché ha annesso la Crimea. Vida ha lasciato la Dinamo nel 2017 per passare al Besiktas di Istanbul. Resosi conto del guaio diplomatico (alla partita avevano assistito la presidente croata, Kolinda Grabar-Bitarobic e il premier russo Dmitri Medvedev), Vida ha cercato di rimediare. Infatti ha dichiarato al portale sports.ru che era stato uno sfogo personale, un gioco tra amici, “le mie parole non avevano niente a che fare con la politica”. Come sempre, la toppa è peggiore del buco. Perchè adesso Vida rischia di pagare cara la sua bravata.

Le scuse tardive non hanno convinto la Fifa, che ha aperto un’inchiesta. La “prova contro” è schiacciante: il video non si presta a equivoci. C’è poi l’irritazione di Vladimir Putin. Nulla di ufficiale. È un caso che riguarda la Fifa, la Russia è al di sopra di questi piccoli intrighi. Però, sia pure indirettamente, il Cremlino non ha celato il proprio disappunto: i patti con l’italo-svizzero Giovanni Infantino (presidente della Fifa) erano stati chiari, la politica resta fuori da questo Mondiale.

Probabilmente il terzino croato subirà un provvedimento disciplinare. Sarà solo multato o verrà squalificato e quindi escluso dalla semifinale? È quello che vorrebbero molti internauti russi. Yandex funziona come Google, è il più importante aggregatore di notizie del web russo. Quella di Vida che dedica la vittoria all’Ucraina è in testa alle notizie del giorno, postata senza commentare. A farlo ci pensano centinaia di internauti. Non sono i soli. I media stanno cavalcando la polemica. Per forza: brucia come non mai essere arrivati a un palmo dal trionfo.

Un trionfo che nessuno aveva immaginato potesse essere così vicino. Il baffuto cittì Stanislav Salamovic Cherchesov si è tolto qualche sassolino dalle scarpe: “La Russia è l’unica nazionale nella quale, all’inizio di questa avventura mondiale, non credeva neppure il suo popolo. Non avevamo la fiducia della gente. Ce la siamo guadagnata giocando, l’abbiamo conquistata con il nostro lavoro. Al punto che tutti si sono innamorati di noi”. Così, si è arrivati a un sabato sera che difficilmente i russi scorderanno: “Noi avevamo voglia di lottare sino al 15 luglio”, confessa Cherchesov. Ora ci sentiamo come quei reduci alla fine della guerra che vorrebbero combattere ancora. Si può dire che siamo felici per quel che siamo riusciti a esprimere”. Il calcio metafora della guerra l’hanno detto (e soprattutto scritto in molti). Putin stesso si aggrappa alla retorica militare per elogiare i giocatori: “Hanno perso giocando bene e con onore. Per noi sono i bravi. Gli eroi. Loro sono morti battendosi in campo. Siamo orgogliosi di loro”.

Il Cremlino ha dettato la linea: eliminati, ma siamo usciti a testa alta e siamo pur sempre tra le prime otto squadre del mondo. Prima del Mondiale eravamo allo sprofondo, appena 70°. L’intendenza mediatica ha calcato questo tasto emotivo condiviso dai russi, persino da Alexei Navalny, una volta tanto schierato come Putin, “per me questi giocatori sono da premiare, sono eroi della Russia”. Per il giornale Sport express i 23 giocatori della nazionale e il loro allenatore sono “campioni dei nostri cuori”. “Peccato, ma grazie”, titola Komsomolskaya Pravda, “costoro sono diventati una squadra e hanno cancellato la diceria di essere dei perdenti”. Come Putin si esprime il quotidiano Moskovskij Komsomolets: “La nostra nazionale ha perso, ma possiamo esserne orgogliosi”.

Persino i rivali croati portano rispetto a questa Russia che gli ha tenuto testa sino all’ultimo respiro: “Ci hanno stupito”. Al coro si unisce il presidente serbo Aleksandar Vucic: “Ho tifato Russia. Alcuni mi hanno criticato. È un mio diritto tifare chi voglio. La Serbia è una società democratica in cui ognuno può tifare chi gli pare” (in realtà, prima della partita aveva comunque detto che la Croazia era più forte, ma che lui avrebbe tifato per la Sbornaja. Non dimentichiamo i tradizionali legami tra serbi e russi. Mosca e Belgrado sono alleati e Putin andrà in Serbia a ottobre.

Rimpianti? I russi ne hanno tantissimi. Tranne Cherchesov: “Io ho tanti difetti, uno dei quali è non aver rimpianti. Ho agito come ritenevo fosse giusto, scegliendo sempre i giocatori più in forma e i migliori a disposizione”. I 23 e il loro combattivo mister hanno promesso di andare a trovare i tifosi nelle fan zone di Mosca. Putin fa sapere che incontrerà “gli eroi” per valutare i risultati e capire quale strada percorrere dopo il Mondiale. E la t-shirt che fa più tendenza è quella che mostra Putin in dolcevita nero, con la sigla 001 e, sotto, Save the world. Il James Bond del Cremlino non può che essere numero uno e salvatore del mondo. Anzi, del Mondiale.