Hanno volti di donna le “Americhe contro” che, pro o anti-Trump, s’affrontano da mesi nelle piazze dell’Unione, ai comizi e ai cortei, in tv e sui social, nel Congresso: sono volti nuovi, come quello d’Alexandria Ocasio-Cortez, 28 anni, che nelle primarie democratiche di New York ha battuto Joseph Crowley, deputato di lungo corso e favorito nella corsa alla successione di Nancy Pelosi come capogruppo alla Camera, una che marcia in prima fila contro la “tolleranza zero” nei confronti dei migranti e delle loro famiglie; o quello di Amy Coney Barrett, cattolica integralista, pro-vita e anti-aborto, che a giorni il presidente potrebbe scegliere come nuovo giudice della Corte suprema, cercando di preparare il terreno alla cancellazione del diritto di aborto negli Stati Uniti.

La Ocasio-Cortez è il volto nuovo di un partito, quello democratico, che ha messo il suo destino nelle mani delle donne: di Hillary Clinton, nelle presidenziali 2016; di Nancy Pelosi, negli scontri alla Camera con l’amministrazione; forse di Elizabeth Warren, senatrice del Massachussetts, candidata liberal “in pectore” a Usa 2020; e ora della Ocasio-Cortez, verso le elezioni di midterm del 6 novembre, quando si rinnova tutta la Camera e un terzo del Senato e i democratici cercheranno di strappare ai repubblicani il controllo di uno o di entrambi i rami del Congresso.

Rispetto a Hillary, Nancy, Elizabeth, Alexandria ha dalla sua la gioventù e le origini ispaniche (è una “due volte diversa”). Il suo successo nelle primarie democratiche a New York ha messo a nudo le difficoltà e le debolezze della vecchia guardia del Partito democratico, che non escono dalla crisi di credibilità che, in tutto l’Occidente, affligge i partiti tradizionali. La Ocasio-Cortez, che aveva fatto campagna per Bernie Sanders nel 2016, ha sconfitto Crowley, ben da 19 anni in Congresso e il doppio dei suoi anni, affermando che il venuto il momento di un avvicendamento generazionale, razziale, ideologico e di genere.

L’America militante testimonia, nei cortei dei giovani contro “libere armi in libero Stato” e in quelli delle donne contro la separazione alla frontiera dei bimbi dai genitori, la voglia di lottare contro Trump e il giro di vite ai diritti civili e sociali. Ma, in prospettiva elettorale, l’attivismo dei radicali può allarmare o irritare l’opinione pubblica di centro o moderata: i democratici non hanno un’agenda”da maggioranza” da contrapporre a quella di Donald Trump, che intanto – complice l’economia che va bene – sta facendo il pieno dei conservatori, oltre che di populisti, qualunquisti e integralisti, tutti pronti a sostenerlo sulla linea anti-aborto e della “tolleranza zero“.

E se questa linea aliena una parte delle donne d’America e alza muri in casa Trump tra il presidente e la first lady Melania – divenuta una “suffragetta” della riunificazione delle famiglie degli immigrati – sono numerose le donne che la sostengono: da Kirstjen “occhi di ghiacco” Nielsen, responsabile della sicurezza interna e sacerdotessa della “tolleranza zero”, alla giudice Barrett, del 7° circuito federale.

Trump non ha ancora fatto la sua scelta per sostituire alla Corte suprema il giudice dimissionario Anthony Kennedy, 81 anni, un magistrato che alternava posizioni progressiste – sui temi civili e sociali – e conservatrici – sui temi politici e della sicurezza. Ma la Barrett sarebbe nella “short list”, insieme ai giudici Brett Kavanaugh (distretto di Colombia) e Raymond Kethledge e Amul Tapar (del 6° circuito).

Gli effetti di una Corte suprema d’orientamento conservatore non investono solo l’aborto, la cui legalità negli Stati Uniti è appesa a una sentenza del 1973 (non c’è legge federale in merito): recenti sentenze, oltre che avallare il “muslim ban” voluto dall’amministrazione Trump, nonostante contenga elementi discriminatori su basi religiose ed etniche, hanno indebolito i sindacati e inaridito i finanziamenti per le cause “liberal”.

Profondamente religiosa, la Barrett è la favorita dei movimenti integralisti: alla Corte suprema, c’è già stata come assistente del giudice Antonin Scalia, ultra-conservatore di origine italiana, deceduto improvvisamente nel febbraio 2016. Ma la Barrett ha anche qualche tratto che potrebbe non piacere a Trump: ritiene che i giudici cattolici dovrebbero ricusarsi, quando c’è da emettere una condanna a morte. E, se sarà lei la prescelta, la via alla revoca della legalità dell’aborto non sarà tutta in discesa: Susan Collins, senatrice repubblicana, una conservatrice moderata, ha già annunciato che non sosterrà la scelta a giudice supremo di qualcuno “ostile nei confronti della sentenza del 1973”.

Donne contro nell’America di Trump. Anche fra di loro.