Che tempi! Getto il mio sguardo nel futuro dell’Italia e mi vengono i brividi, l’ipotesi di un trentennio leghista mi azzera la saliva, mi fa tremare, non di paura ma di orrore. In questi frangenti bisogna attaccarsi a qualcosa o a qualcuno, come dei naufraghi che non vogliono annegare, che sia il mare ad annegare per una volta.

La mia personale scialuppa di salvataggio si chiama Moni Ovadia, voi cercatevi pure la vostra, a ognuno la propria scialuppa. Non solo amo le sue parole, amo anche
il modo che ha di pronunciarle, con quella voce avvolgente che riveste le parole di un senso ancora più profondo e le illumina di cultura e calda umanità. Moni ha una voce fragrante come il pane appena sfornato. Una voce che sa di buono, di semplicità. Una voce cristallina, limpida. Con lui non riesco a essere in disaccordo su nulla e questo mi preoccupa, mi sembra quasi di avere smarrito il mio senso critico, sono totalmente soggiogato dalla sua saggezza e dal suo volto pulito come un cielo terso. Credo di amarlo, come si devono amare gli uomini sinceri e buoni.

Qualche anno fa sono stato al teatro greco di Siracusa a vedere la sua regia delle Supplici di Eschilo, è stata un’esperienza memorabile, alla fine ballavamo tutti sulle gradinate insieme a un gruppo di migranti, è stato un musical della fraternità tra gli esseri umani, un inno all’accoglienza, una festa nata da una tragedia. Dopo lo spettacolo ho gettato un’occhiata dentro il suo camerino e l’ho visto davanti a uno specchio che rideva e si struccava, era gioioso e felice, consapevole di avere donato al pubblico un momento di autentica beatitudine.

Eppure c’è qualcosa che non mi va giù, non mi piace essere d’accordo su tutto con una persona, deve esserci un punto di scontro, almeno l’accenno di una sana polemica. E per fortuna il caso mi ha aiutato, mi ha donato questa salvezza da una totale aderenza all’anima di una persona. Passeggiando per il parco Solari di Milano con mio fratello abbiamo incontrato Moni Ovadia, stava camminando da solo, allora lo abbiamo salutato con un semplice: “Ciao Moni“. Lui si è fermato, ci ha sorriso e abbiamo iniziato a parlare; non si sa come ci siamo ritrovati a confrontarci su James Bond, 007 con licenza di uccidere, proprio lui. E finalmente sono riuscito a trovare un punto di attrito! Non vi dico il sollievo! A Moni Ovadia non piace Roger Moore. Riconosco a Connery l’indiscusso primato, ma non mi si deve toccare Roger Moore. Anche per motivi anagrafici l’interpretazione di Moore è stata quella che mi ha accompagnato fin dall’adolescenza, per me 007 ha e avrà sempre il sorriso ironico di Moore davanti al morso d’acciaio di Squalo, quell’ironia è imprescindibile, è il segno di una leggerezza inviolabile.

Questa rivelazione me lo ha reso ancora più caro. Caro Moni Ovadia, carissimo, su Moore resteremo per sempre in disaccordo, non lo trovi meraviglioso? Sul resto siamo perdutamente in sintonia, sui migranti, sulla necessità di accogliere prima di tutto il loro volto, volto nel quale si specchia la parte migliore di noi stessi. Mai come oggi diventa imprescindibile questo paradosso: chi trova un nemico, trova un tesoro. E nemici sono coloro che si specchiano solo nel proprio futile egoismo. Vi lascio con un mio film che posto ancora una volta per ricordare a me stesso che ho dato il mio piccolo contributo alla causa.

Il contrario di buonista

Ma il contrario di buonista qual è?
Secondo la logica dovrebbe essere
cattivista. Invece ho il sospetto che
quelli che dicono agli altri “buonista!”
abbiano la pretesa di considerarsi
realisti. Ed è qui che casca l’asino.
Ed è qui che lo aiuteremo a rialzarsi
a questo povero asino, e non perché
siamo buonisti, perché anche noi
abbiamo la nostra realtà, e la nostra
realtà è questa: se un asino cade
lo aiutiamo a rialzarsi. Se c’è una
emergenza umanitaria appoggiamo
una politica umanitaria. Nella nostra
realtà di tutti i giorni, nel nostro
piccolo orticello, tentiamo di essere
coerenti con la politica che vogliamo.
Con la politica che amiamo.
Anche noi buonisti siamo egoisti.
Non ci sentiamo migliori di voi
cattivisti, ci sentiamo diversi.
Lottiamo anche contro il nostro egoismo.
Lottiamo per essere più altruisti.
Per essere migliori, ma non di voi.
Migliori di noi stessi.
Ma quando si lotta ci si schiera.
Si prende posizione.