Flavio Insinna si cosparge il capo di ceneri. I fuori onda mostrati da Striscia la notizia, per intenderci quelli nei quali il conduttore romano definiva “nana di mer*a” una concorrente non troppo spigliata, non sono stati ancora dimenticati dal pubblico televisivo. Così ora il suo prossimo impegno, L’Eredità nel preserale di RaiUno, viene travolto dalle critiche dei giornalisti e dei telespettatori. Dopo un professionista buono come Fabrizio Frizzi, proprio Insinna? Sì, proprio lui, che non si è ancora perdonato.

“Ha presente Padre Rodrigo, il personaggio interpretato da Roberto De Niro nel film Mission, quando trascina dietro di sé una rete piena di pesanti armi per espiare le colpe del suo passato da mercenario e uomo violento? Ecco, mi ritrovo nella sua stessa situazione”, dice Insinna in un’intervista rilanciata dal settimanale “Spy”. Il conduttore, alla vigilia di un impegno così importante, comprende chi lo pugnala ma chiede una seconda opportunità come aveva avuto De Niro nel film-capolavoro diretto da Roland Joffé, che alla fine era riuscito a trovare la pace. “Io sono uno impietoso verso me stesso nei risultati, negli sbagli, negli atteggiamenti. Non sono uno che pretende tutto dagli altri e non fa niente per se stesso, tutt’altro. Quelle critiche le capisco perfettamente perché non mi sono perdonato io per primo. Potrei trovare una giustificazione o dire ‘vabbè’, no: sono un samurai verso me stesso e dico che ci vuole tempo. Quando finirà questo tempo? Non so dirlo”.

Nell’ultimo anno Insinna è stato nelle “retrovie” televisive: via da Affari Tuoi ha condotto serate benefiche, ha tenuto lezioni ai ragazzi de Il Supplente, si è fatto vedere ne I Soliti Ignoti e in Ballando con le stelle. Un percorso che potrebbe nascere con l’intento di ripulire l’immagine dell’”Insinna furioso”. Ma dal 24 settembre lo attende L’Eredità. “È soprattutto l’eredità di un amico che è scomparso”, dice. “Allora il titolo di questo programma diventa qualcosa di gigante. Questo non è soltanto lavoro, diventa inevitabilmente un’altra cosa. Se Fabrizio da lassù non scuoterà la testa dicendomi “ma che stai facendo?” sarà una grande vittoria e allora ne sarà valsa la pena. Se sarà soddisfatto lui, lo farò anche io”. Riuscirà a farsi perdonare?