Lo voce di Fantozzi è storia. Ad un anno dalla morte di Paolo Villaggio ce lo spiegano Dario Fo, Roberto Benigni, Renzo Arbore, Antonio Ricci e almeno un’altra dozzina di intervistati eccellenti che ritroviamo ne La voce di Fantozzi. Il documentario diretto dal critico cinematografico Mario Sesti che va in onda su Sky Arte martedì 3 luglio alle 22.15. Un ricchissimo assemblaggio di testimonianze attorno all’icona e all’epica fantozziana, dall’irradiarsi continuo delle influenze sfigate e nefaste sul quotidiano “simili” a quelle del celebre ragioniere, alla sottolineatura saggia e coerente dell’epopea cinematografica che fu.

Il lavoro di Sesti articola il ricordo sul piano dell’osservazione ravvicinata dell’attore Villaggio e della genialità con cui creò il celebre ragioniere, come sull’influenza che la figura ebbe sull’immaginario degli italiani dall’anno ufficiale di nascita (1968, sulle colonne de L’Europeo), passando per il libro da un milione di copie, al primo film diretto da Luciano Salce (1975), fino all’epoca delle copie continue della matrice originaria dirette perlopiù dal re dei cinepanettoni Neri Parenti. Ogni angolo di documentario ha una piccola gemma storica, ogni risvolto della riflessione ha un’intuizione passibile di analisi accademica, ogni testimonianza vola ad acciuffare l’emozione di un incontro tra celebrità.

Del resto è lo stesso Benigni, raramente incluso in operazioni di questo genere, a ricordare che le parole da brividi su Fantozzi, e Villaggio, le ascoltò sul finire degli anni novanta dalla poetessa Alda Merini. “Io sono viva grazie a lui. Ero in manicomio eho letto il libro Fantozzi. Sono deflagrata dalla risate. Mi ha fatto desiderare la vita”. Poi certo Benigni prosegue dicendo di essere stato lui in soggezione sul set de La voce dalla luna, quando Fellini riuscì a mettere insieme la coppia di comici (“provavo un disagio amoroso”), ma è nel complesso della rilettura generale che l’umile travet fantozziano riluccica di una feconda germinazione comico-linguistica, cultural-sociologica sul tessuto popolare italiano come raramente è accaduto nel tempo. Da Fantozzi a Fracchia, dal ragioniere all’umiliato e vessato di tanti titoli che sul finire dei settanta e per almeno un decennio hanno invaso non senza successo i cinema italiani.

Lino Banfi ricorda infatti l’amico Villaggio – con cui girò Fracchia la belva umana e Pappa e Ciccia, (ma echi fantozziani ci sono anche in Scuola di Ladri) – affermando che loro due sono “i più patriottici attori d’Italia perché sono parte ingombrante del PIL: il prodotto interno lardo”, La voce di Fantozzi è infine un utile reminder dell’intero comparto vita, morte e apparizioni della maschera comica. Parenti che lo diresse per la prima volta in Fantozzi contro tutti, terzo tempo del Fantozzi cinematografico, ricorda tra i tanti aneddoti le tre posizioni del basco a indicare gli stati d’animo del nostro; oppure Fiorello che ancora si sbellica, lui emulo di Federer, con la “sublime” partita nella nebbia Fantozzi/Filini. Insomma, ovunque lo si rigiri La voce di Fantozzi pulsa di sincera ammirazione e fa brillare gli occhi dei fan. In replica su TV8 il 5 luglio.