Nonostante le difficoltà logistiche e le raccomandazioni delle autorità di Kiev a non recarsi in Russia data la tensione politica e militare tra i due Paesi, più di seimila ucraini sono andati lo stesso in Putinia per assistere ai Mondiali e parecchi hanno sventolato la bandiera nazionale, anche se la l’Ucraina non partecipa alla fase finale di Russia 2018.

Dmitry Zelenov di Sport-Express ha conosciuto a Rostov il blogger Pavel e l’ha ripreso con la webcam avvolto nella sua bandiera giallo-blu. Pavel, a sua volta, sta postando su YouTube le tappe del suo viaggio in giro per le città del mondiale e “mostrare la verità così com’è, non quello che dicono nei nostri o nei media russi”. È stato prima a Mosca, poi a Soči, i biglietti li ha acquistati in Spagna ed è riuscito persino a vedere l’inaugurazione. Zelenov gli ha chiesto come ha reagito la gente vedendo la sua bandiera: “A Mosca in molti si sono fatti fotografare con me: erano sorridenti, non me l’aspettavo. Mi hanno fatto un sacco di domande: come stai? È vero quel che si legge o si vede in tv? Io gli ho risposto: ragazzi, guardate di meno i notiziari, pensate con la testa e pensate in modo critico, allora sarà più facile vivere!”.

Segnalo che alcuni registi ed esponenti del cinema russo hanno inviato a Vladimir Putin una lettera aperta in cui si chiede di concedere la grazia al regista ucraino Oleg Sentsov, in galera per terrorismo (lo accusano di aver organizzato un attentato) e condannato a 20 anni di carcere. Il Cremlino ha risposto per bocca del solito portavoce Dmitri Peskov: “Il clamore non può in alcun modo influenzare una sentenza di un tribunale russo già diventata esecutiva. Il processo di grazia prevede una procedura che viene iniziata dal condannato stesso”. Miracoli e delusioni del football.

Ma intanto Alexandr Valov, caporedattore di Blog Soci, per avere esercitato il mestiere di giornalista e aver manifestato pacificamente contro Russia 2018, è stato arrestato e condannato a due mesi di galera: non ha potuto nemmeno presenziare all’udienza del tribunale perché ferito (un taglio al ventre). Con Valov, altri due giornalisti sono finiti dietro le sbarre nel Caucaso in questi giorni: la notizia è stata ignorata dai media russi, ma è rimbalzata tramite il tam tam in Rete dell’opposizione.

Il sito kavkza-uzel.eu apre la sua pagina home con le foto dei tre dietro le sbarre, incorniciati in una sorta di figurina Panini con tanto di logo Russia 2018. Tra i vari manifesti “contro” che accompagnano i servizi sugli arresti e il lavoro dei giornalisti, segnalo un “classico” del genere, un déja-vu quando il calcio approda in Paesi non esattamente campioni di democrazia e libertà: su sfondo rosso campeggia un pallone disegnato come una bomba a mano. Un altro poster mostra un photoshop di Putin che sorregge con la mano destra un pallone e con la sinistra si appoggia ad un cartellone che riproduce la foto di uno dei tanti oppositori in galera: “Voi non potete fermarmi, sbarbatelli”.

Il 13 luglio ci sarà a Parigi una grande manifestazione contro il mondiale in Russia organizzato da Reporters sans frontières: a mio parere, scelta discutibile, quella di farla alla fine del torneo, quando cioè i giochi sono stati ormai fatti e l’effetto “vetrina” di Putin è al suo culmine. I verdi del Parlamento europeo hanno creato un sito molto esplicito: Fair play/Foul play (Gioco onesto/gioco sporco), con tanto di post-petizione.

C’è la mappa della Federazione russa a colori dove sono evidenziate le città che ospitano le partite di Russia 2018. Basta cliccarci sopra e si trasforma in un’altra dai colori cupi e neri in cui spuntano fuori 87 prigioni disseminate su tutto il territorio della Federazione, il Paese più esteso del mondo. Accanto alle prigioni si possono leggere i nomi dei 158 prigionieri politici e le loro storie: “La Fifa non può rimanere in silenzio. Mentre gli stadi russi saranno pieni di tifosi, oltre 150 prigionieri politici riempiono le prigioni in tutta la Russia. La Fifa deve chiedere il loro rilascio e lottare per la libertà di tutti coloro che sono ingiustamente incarcerati. Per gli appassionati di calcio di tutto il mondo, invitiamo la Fifa, i suoi capi e i membri dell’organizzazione a non essere guastafeste; impegnarsi con le autorità russe in un dialogo sulla situazione dei prigionieri politici e dei diritti umani in Russia. Fare ciò che è giusto per il gioco e per il fair play. Combattere per chi è stato dimenticato!”.

Qualche corrispondente italiano da Mosca ha scritto che i russi disapprovano la riforma delle pensioni in privato, ma in pubblico ben si guardano dal protestare. Balle. Aleksei Navalny ha annunciato una manifestazione contro la riforma il prossimo primo luglio, in 20 città diverse, quando a Mosca e a Novgorod si disputeranno gli ottavi di finale (nella capitale russa giocheranno la prima del girone B contro la seconda del girone A; nell’antica città che sorge lungo il fiume Volchov, invece, si scontreranno la prima del girone D contro la seconda del girone C).

Per Navalny la riforma impopolare è stata “organizzata da Putin”, il quale ha voluto mantenersi dietro le quinte: infatti il Cremlino ha sottolineato che l’iniziativa parte dal governo (presieduto dall’amico e complice Dmitri Medvedev) e che alla definizione del progetto non ha partecipato il presidente. La riforma entrerà in vigore nel 2019, gradualmente applicata: entro il 2028 l’età pensionabile sarà elevata a 65 anni per gli uomini ed entro il 2034 a 63 anni per le donne. Ma l’aspettativa di vita in Russia – secondo gli ultimi dati della Banca mondiale – è di 66,5 anni per gli uomini e poco meno di 70 per le donne. Fate voi i conti. Tradotto da Navalny: “Un furto a decine di milioni di persone travestito da riforma necessaria. Un reato contro la cittadinanza”.

Comunque, la richiesta per le manifestazioni non riguarda le 11 città coinvolte dalla Fifa World Cup. Navalny sa che se avesse osato disturbare il giocattolo bello di Putin, l’avrebbe pagata cara. Troppo cara: il 51% dei russi vuole che resti al potere anche dopo la cadenza del mandato in corso nel 2024 (il quarto), mentre solo il 27% è di parere contrario. Il sondaggio è stato condotto dall’istituto Levada. Il suo direttore, Lev Gudkov, ha dichiarato a Vedomosti, quotidiano politico-economico che non è tra i più servili nei confronti del Cremlino: “Chi ha paura dei cambiamenti, considera i politici con cautela. Dal momento che Putin è percepito come conservatore, si crede che manterrà lo status quo”.