L’ultimo spot autopromozionale di Matteo Salvini sul “censimento dei rom” mi ha fatto tornare in mente un breve audioritratto che gli avevo dedicato nel 2011, quando l’ipotesi di una sua ascesa al ministero dell’Interno avrebbe provocato al massimo una risata. Lo pubblico, riadattato ai giorni nostri, compresa quella volta che paragonò gli zingari ai topi (preferendo i topi).

Naturalmente lo metterò su Facebook e su Twitter, come molti indignati antisalviniani fanno da giorni, sottolineando derive razziste e rischi per i diritti. 

Credo però che postare e cliccare non basti. Ecco alcune modeste opinioni personali:

1. noi che lavoriamo nei giornali dovremmo trovare il modo di fare cronaca politica senza diventare il megafono della sua propaganda, anzi opponendole fatti documentati;

2. chi si indigna sui social non dovrebbe far mancare la propria testimonianza fisica a manifestazioni, pacifiche e democratiche, organizzate per marcare il dissenso nei confronti delle sue iniziative;

3. i partiti di opposizione dovrebbero mostrare di avere, fin da ora, una solida visione alternativa sul tema immigrazione. Non è difficile, dato che la percezione dell’opinione pubblica si basa per di più su elementi distorti o gonfiati. E soprattutto dovrebbero arrivare al prossimo appuntamento elettorale, presto o tardi che sia, con una proposta solida e convincente. 

Milanese, classe 1973, vaghi trascorsi di sinistra, compresa una mitica frequentazione giovanile del centro sociale Leoncavallo di cui però nessun militante storico conserva memoria, Matteo Salvini è un giornalista che collabora con diverse testate leghiste e in particolare con Radio Padania, che ha diretto dal 1999 al 2004. Deputato (ed ex deputato europeo), è un campione delle preferenze, circa 70mila alle elezioni europee del 2009, secondo solo a Umberto Bossi, e per un soffio.

Una popolarità conquistata anche (o soprattutto) con una sfilza di «sparate» dal sapore preferibilmente razzista, che più di una volta lo hanno messo in difficoltà con gli alleati del Pdl, che pure su certi temi sono solitamente di bocca buona. Come quella volta che, in una conferenza stampa in vista delle elezioni provinciali del 2009, presentò la sua personale idea per i mezzi pubblici milanesi: «Prima c’erano i posti riservati agli invalidi, agli anziani e alle donne incinte. Adesso si può pensare a posti o vagoni riservati ai milanesi» (qui l’audio pubblicato dal Corriere.it il 7 maggio 2009).

Fu poi un caso nazionale quando finì su Youtube un video in cui Salvini cantava il coro da stadio «Napoli merda, Napoli colera, sei la vergogna del’Italia intera», brandendo un boccale di birra nel backstage della Festa di Pontida il 13 giugno 2009. Riuscì a farsi definire «privo di intelligenza» persino da Mariano Apicella, il menestrello di Berlusconi, in una delle sue rare prese di posizione politiche.

Un semplice coro da stadio, si difese il giovane leghista, ma con lo stadio non c’entrano certi suoi interventi su temi delicati e scottanti della politica milanese. Il 9 aprile 2008, durante una diretta di Radio Padania dal mercato del quartiere periferico della Bovisasca, Salvini affermò che «i topi sono più facili da combattere degli zingari» (ascolta l’audio dal meritorio blog di Daniele Sensi).

A proposito di un possibile trasferimento dei grossisti cinesi dal quartiere Sarpi al Gratosoglio di Milano, l’allora segretario provinciale della Lega Nord si oppose a modo suo: «L’area Sud non è la discarica della città. C’è già il depuratore, un campo rom, ed è identificata per un nuovo termovalorizzatore». Esseri umani peggio dei topi, o come spazzatura.

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