Una colpa grave, anzi gravissima, che il centro-sinistra italiano si porta dietro è quella di aver lasciato per intero a Matteo Salvini e ai sovranisti italiani il compito di far esplodere le contraddizioni interne all’Ue in materia di richiedenti asilo. Di prudenza e strategia si muore, dicono alcuni e in questo caso hanno ragione da vendere: a parte gli inascoltati proclami a mezzo stampa di Matteo Renzi verso Bruxelles, che proponeva di sospendere i fondi comunitari ai Paesi che dicono no all’accoglienza, il governo italiano il feroce l’ha fatto solo con i migranti.

Oggi prendersela con Salvini – e chi scrive è al di sopra di ogni sospetto per ciò che riguarda le posizioni sui rifugiati e il giudizio sul ministro dell’Interno – è un gioco fin troppo facile. L’emozione che dovrebbe provocare la disumanità nel giocare una partita politico-diplomatica sulla pelle di 600 persone, già piegate da un’esperienza come la traversata del Mediterraneo, non deve far dimenticare il quadro politico: l’Ue è la prima responsabile di questa sciagura e delle altre che verranno. La decisione di non decidere, ha dato fiato e concesso terreno all’estremismo mentre il balbettio sulla linea comune inesistente costringe ad un ricorso costante alle misure di emergenza, come nel caso della vicenda Acquarius.

Elly Schlein, furiosa per il rischio che la riforma del Regolamento di Dublino salti a causa dei no del blocco dell’est e dell’Italia, ieri in Parlamento europeo l’ha detto senza tanti giri di parole: “I vostri egoismi tengono in ostaggio l’Unione, la vostra inerzia ha aperto le porte al rigurgito nazionalista e fascista nei nostri Paesi”. E il problema è proprio questo: i governi moderati sentono il fiato dei populisti sul collo mentre i populisti, laddove sono al potere, bloccano qualunque ipotesi di riforma per impedire un’equa distribuzione di responsabilità tra tutti i Paesi Ue.

Invece di alzare barricate contro l’inerzia, cercando di inchiodare l’Ue alle sue responsabilità, il governo Gentiloni preferì la strada più facile: evitare lo scontro con l’Europa e inseguire Salvini sul suo terreno.

È lecito domandarsi se, al posto di raccontare un mare di frottole agli italiani sulla reale situazione in Libia e sul canale umanitario creato – dal quale sono arrivati appena 300 migranti su quasi un milione intrappolati in Libia –  magari evitando di criminalizzare le Ong, Marco Minniti avesse fatto la voce grossa con l’Europa? Se avesse puntato i piedi “da sinistra”, ricordando a tutti che l’Ungheria e la Polonia stanno sabotando un progetto, l’Ue che ha fatto la loro fortuna, senza dare nulla in cambio; se avesse ricordato che i numeri dei richiedenti asilo sbarcati in Italia, se ripartiti per tutto il Continente, sarebbero quasi irrilevanti sul piano dell’impatto sociale; se avesse minacciato di ritorsioni politiche o economiche quei partner che sigillano le frontiere interne, scaricando la responsabilità per intero sul nostro Paese, come sarebbe diversa oggi la storia?