Lottava da anni come attivista dell’Usb (l’Unione sindacale di base) per i diritti e la dignità dei braccianti nella Piana di Gioia Tauro Soumaila Sacko, il 29enne del Mali ucciso a colpi di fucile il 2 giugno scorso mentre aiutava altri due connazionali a recuperare dei pezzi di lamiera. Ora a battersi per lui è lo stesso sindacato di cui faceva parte, che ha lanciato una campagna di raccolta fondi online per sostenere le spese legali e di rientro in Mali della sua salma. Nel giro di tre giorni, è già stato raggiunto (e superato) il tetto previsto di 20mila euro.

La campagna è stata lanciata sulla piattaforma gofundme.com ed è stata condivisa sui social network da migliaia di persone. “Sappiamo che in questo paese una parte della politica non ha fatto altro che fomentare odio e razzismo“, si legge sulla pagina creata dall’Usb. “Sappiamo che in questo paese migliaia di migranti vivono ammassati nei ghetti e sfruttati per due euro l’ora. Sappiamo che in questo paese l’agricoltura si regge sullo sfruttamento, il caporalato, il razzismo, la precarietà lavorativa ed esistenziale di migliaia di braccianti italiani e immigrati”. È per questo, spiegano i responsabili della raccolta fondi, che “abbiamo deciso di organizzarci: non ci lasceremo intimidire e continueremo a lottare anche in memoria e per rispetto di Soumaila Sacko”.

In ricordo del giovane migrante malese, per la cui morte è stato fermato l’agricoltore Antonio Pontoriero, sono previste due manifestazioni: la prima il 16 giugno a Roma, la seconda il 23 giugno a Reggio Calabria. Intanto Madhieri Drame, uno dei due connazionali di Sacko sopravvissuto alla sparatoria avvenuta nelle campagne di San Calogero, ha raccontato agli inquirenti cosa è successo quella notte. E ha fornito dettagli ritenuti decisivi per lo sviluppo delle indagini.

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