Un assedio pacifico al Comune di Venezia. Quest’anno il Comitato No Grandi Navi, assieme all’associazione Laguna Bene Comune, ha deciso che la manifestazione contro i “transatlantici del mare” avverrà in centro storico e non sulle rive del Canale della Giudecca, quotidianamente percorse dalle navi da crociare. Niente tuffi in laguna, quindi, ma un lungo serpentone di manifestanti per calli e campielli che parte alle 14.30 di domenica 10 giugno da piazzale Roma per raggiungere Campo Manin, attraversando Strada Nova e la zona di Rialto. Ca’ Farsetti, sede del municipio, è a pochi passi.

“E’ il palazzo dove vengono decise le oscenità nella gestione della città e dei flussi di turismo”, spiega Luciano Mazzolin, portavoce dei No Grandi Navi. “Abbiamo invitato le abitanti e gli abitanti della città storica e della Terraferma, chi ci vive o vi lavora da pendolare, il mondo associativo e le organizzazioni a mobilitarsi per restituire dignità alla città di Venezia, mai come oggi minacciata dall’operato di chi la governa”. Più che le grandi compagnie che controllano l’affare delle crociere, stavolta è il potere politico veneziano a finire nel mirino. L’obiettivo è quello di riempire di gente i campi veneziani che si trovano a ridosso del municipio, in modo da impedire simbolicamente (anche perché di domenica tutti gli uffici sono chiusi) l’accesso al palazzo della politica veneziana.

Moltissime le adesioni alla manifestazione. Hanno annunciato la loro partecipazione 75 tra comitati, associazioni e circoli, 8 sigle di organizzazioni sindacali, una ventina tra presidenti di Municipalità, consiglieri comunali o regionali e una dozzina di sigle collegate a partiti. Particolarmente significativa la presa di posizione della Fiom del Veneto e di Venezia, preoccupata per il ventilato trasferimento delle Grandi Navi a Porto Marghera. Il sindacato metalmeccanico della Cgil scrive: “Occorre dire con chiarezza che lo spostamento delle grandi navi non può avvenire a danno delle attività produttive presenti in prima zona industriale o a detrimento dell’uso delle aree di Porto Marghera che deve restare industriale. Ripensare la città significa mettere in discussione alla radice le scelte sbagliate compiute a danno del lavoro industriale, con pesantissime perdite occupazionali, che hanno reso invivibile Venezia e favorito una idea speculativa e parassitaria dell’uso del territorio”.

Il tema della “Marcia per la dignità di Venezia” dimostra di voler andare oltre il problema delle grandi navi in laguna, partendo dai “tornelli” installati per regolare i flussi dei turisti. “La vicenda dei tornelli, al di là della ridicolaggine, è grave – scrivono gli organizzatori – perché esemplifica il vero programma del sindaco Brugnaro e della sua giunta: trasformare, in nome del profitto, la città storica in un grande parco a tema che abbia nella Terraferma una nuova succursale low cost. A cosa possono servire i tornelli se si sta pianificando la costruzione di 20.000 posti letto in ostelli od hotel a Mestre nei prossimi anni?”.

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