Repubblica? Il giornale dell’orfano“. Così il professore Paolo Becchi, a lungo indicato come ideologo del Movimento 5 stelle (dal quale si è allontanato nel gennaio 2016), ha definito in diretta su Skytg24 la testata guidata da Mario Calabresi. Il riferimento è al padre del direttore di Repubblica, Luigi Calabresi, assassinato a Milano il 17 maggio 1972. In studio era presente anche il giornalista e caporedattore della sezione Esteri del quotidiano romano, Daniele Bellasio, che una volta sentita la frase ha detto di non avere intenzione “di dialogare con quella persona”. Poi si è alzato e ha abbandonato lo studio.

In un primo momento il conduttore della trasmissione Renato Coen – responsabile degli Esteri per Skytg24 – non ha colto la frase pronunciata da Becchi, complice anche un disturbo al collegamento. Ma dopo aver riascoltato l’audio, ha chiesto al professore di scusarsi. “Ma non ci penso nemmeno! Ho detto la verità”, ha risposto il professore. Immediato l’intervento della redazione dell’emittente satellitare, che tramite la direttrice Sarah Varetto si è dissociata dalle sue “orribili parole“.


Ma non è la prima volta che Becchi – spesso ospite in televisione – finisce al centro delle polemiche. Archiviato il suo rapporto con il Movimento 5 stelle – interrotto bruscamente dopo la “scomunica” ufficiale di Beppe Grillo –  il professore si è scontrato duramente con Alessandro Cecchi Paone sul tema dei vaccini (abbandonando lo studio di Piazzapulita) e con gli ospiti di Myrta Merlino a L’aria che tira su La7. Fino al recente battibecco alla trasmissione Tagadà con il direttore del TgLa7, Enrico Mentana, il quale ha bollato come “fregnaccele tesi di Becchi sui poteri del capo dello Stato in materia di nomina dei ministri.