Il ministro del Lavoro e dello Sviluppo Luigi Di Maio firma la sua prima direttiva: d’ora in poi anche i parlamentari potranno partecipare ai tavoli di crisi aziendale che riguardano il proprio territorio. “Ho fatto una circolare che consente ai parlamentari del territorio di stare vicino ai lavoratori e ai datori di lavoro durante le trattative”, ha detto il capo politico del M5s dopo aver incontrato i lavoratori FedEx e parlato anche della vertenza Ilva. Su Twitter l’ex inquilino del Mise, Carlo Calenda, critica la scelta del suo successore: “Vuol dire politicizzare un lavoro tecnico delicato”. “Sindacati, aziende, istituzioni locali e nazionali – scrive Calenda – hanno la responsabilità di risolvere le crisi. È un gravissimo errore buttarle nello scontro politico”.

A spiegare le novità contenute nella direttiva è la senatrice Cinquestelle Antonella Campagna: “Le riunioni plenarie al Mise, rimaste finora off limits ai parlamentari eletti dai cittadini – si legge in un post – saranno allargate a un massimo di quattro parlamentari, due della maggioranza e due dell’opposizione“. Campagna sostiene che il provvedimento “assicura trasparenza e maggiore partecipazione, dando la possibilità ai parlamentari di avere un quadro, in presa diretta, sulle trattative tra Governo, azienda e sindacati, che riguardano centinaia di realtà in crisi e la vita di migliaia di lavoratori”.

Sul sito web del Mise sarà previsto un sistema di prenotazione “che deputati e senatori potranno utilizzare per chiedere di prender parte alle riunioni”. Nel caso in cui le “prenotazioni” siano più di quattro – si legge nel testo della direttiva – “il criterio preferenziale è riconosciuto al parlamentare del collegio elettorale ove si manifesta la crisi di impresa secondo l’ordine cronologico della richiesta”. C’è comunque un limite: i parlamentari potranno partecipare alle riunioni plenarie “esclusivamente nella veste di uditori“, conclude Campagna.

L’annuncio è arrivato nel giorno in cui il ministro Di Maio ha incontrato prima la Confcommercio e poi in via Veneto a Roma una dozzina di lavoratori di FedEx che, il 1 giugno scorso, hanno fermato il premier Conte per chiedere un colloquio. L’azienda ha avviato una procedura di licenziamento collettivo per 361 lavoratori e di trasferimento per 115.

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