Ci dispiace per i milioni di persone che in buona fede hanno votato per i Cinquestelle  (e magari anche per quelli che hanno votato per la Lega), ma questo governo durerà poco. E non sarà affatto un male per il Paese il fatto che si tolga ben presto dalle scatole. Vediamo perché. Innanzitutto va detto che ha poco senso affermare che si tratti del governo più a destra dell’era repubblicana, perché tale giudizio presupporrebbe che i governi precedenti, inclusi Berlusconi, Monti, Renzi, e compagnia, avessero qualcosa di sinistra, il che ovviamente è pura follia. Tuttavia, il Salvimaio è senza dubbio un pessimo governo.

Pessimo governo perché, come ho avuto già modo di scrivere, e confermo oggi alla luce delle bellicose affermazioni di Salvini, che parte lancia in resta contro i poveri migranti e quelli che lui chiama i “clandestini”, nonché dell’omofobo Fontana, il suo programma porta un netto marchio leghista, una sorta di trumpismo all’italiana, che fa doppiamente ridere, perché, oltre ai toni tragicomici dell’originale, risulta caratterizzato dall’essere messo in scena in un Paese che non è certo una Potenza mondiale, ma piuttosto una colonia della principale Potenza mondiale (e continuerà a esserlo sicuramente anche in futuro).

Pessimo governo perché, al di là del libro dei sogni di Di Maio, che vorrebbe instaurare una perpetua concordia tra le classi e rendere tutte e tutti felici e contenti, sussistono enormi contraddizioni tra questo approccio e quello leghista della flat tax, che porterebbe sicuramente a una diminuzione delle risorse a disposizione e a un aumento delle disuguaglianze economiche e sociali. Non a caso, chiacchiere sull’Europa a parte, gli economisti al governo sono tutti nettamente liberisti e a favore della flat tax, compreso Giovanni Tria che pensa serva una “misura graduale”. Quindi il povero Di Maio si troverà davvero a malpartito.

Pessimo governo perché, al di là delle chiacchiere sul cambiamento, in esso trovano ospitalità pessimi arnesi del passato, da quella Giulia Bongiorno che difese accanitamente Giulio Andreotti dalle sacrosante accuse di complicità con la mafia che erano state formulate nei suoi confronti, ai tanti burocrati e giudici amministrativi che, sulla scia del nuovo premier, si stanno riciclando senza vergogna col governo in carica. Altri, come Moavero Milanesi, esprimono anch’essi, al di là del giudizio sulla qualità della persona, una netta esigenza di continuità e di fedeltà nei confronti dell’Occidente e dell’Europa.

Durerà poco perché, date tali contraddizioni, l’ircocervo troverà grosse difficoltà e gli alleati non resteranno a lungo tali. Pur se l’esercizio del potere costituirà un forte balsamo di lunga vita, come in genere accade, buona parte della base pentastellata e parte del suo gruppo dirigente, a cominciare da Alessandro Di Battista e Roberto Fico, ha un approccio a mio parere incompatibile con quello dei leghisti e di altra parte dei Cinquestelle e si tratta di contraddizioni fatalmente destinate a emergere quanto meno nei tempi medi.

Occorre quindi prepararsi fin da ora al fragoroso crollo del Salvimaio. Mangiatori di popcorn e personaggi alla Calenda che proclamano vanagloriosamente un improbabile “Fronte repubblicano” all’insegna di un antifascismo da burletta e della difesa dell’Unione europea senza se e senza ma, non sono certo credibili né come oppositori del Salvimaio, né tantomeno come promotori dell’alternativa.

Occorre invece rilanciare le lotte sociali per la realizzazione di obiettivi, come la lotta al precariato, un vero salario di cittadinanza, la difesa dei beni comuni, l’integrazione dei migranti, il rilancio dei diritti civili, una politica estera di pace e cooperazione, in parte contraddittoriamente accennati in qualche punto del contratto di governo, in parte nettamente da esso negati.

Occorre al tempo stesso rilanciare l?iniziativa per un vero soggetto di sinistra, all’insegna della più netta discontinuità con il passato inglorioso di gran parte della sedicente sinistra italiana. Potere al Popolo può essere un utile strumento e un importante passaggio in tale prospettiva, tenendo presente che sono in realtà milioni e milioni le persone oggi scoraggiate e incredule che continuano a credere nella prospettiva dell’alternativa di sinistra nel nostro disgraziato Paese.