Dopo Dario Franceschini, ma anche Massimo Bray. Dopo Sandro Bondi e Giancarlo Galan, ma anche Alberto Ronchey e Antonio Paolucci. Al ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo arriva Alberto Bonisoli.

“Sono 30 anni che mi occupo di formazione: formazione professionale, università telematica dove ho lavorato per il Consorzio Nettuno, progetti internazionali, master, formazione in azienda”. Bonisoli il 14 febbraio scorso si presentava così agli elettori sulla pagina facebook del Movimento 5 Stelle Milano. Come candidato alla Camera nel collegio uninominale Milano 1 illustrava “le sue priorità inerenti la formazione, la scuola, la ricerca per fare dell’Italia un Paese avanzato”. Bonisoli, ricordava di essere il Direttore della NABA, la Nuova Accademia di Belle Arti di Milano, e il Presidente dell’Associazione delle Scuole di Moda Italiane. Per il “baby-boomer”, le elezioni non sono state propriamente un successo. Solo terzo, dopo Bruno Tabacci del Centro Sinistra e Cristina Rossello del centrodestra. Poco male. Ma era già entrato nella possibile squadra di governo grillina. Di Maio lo ha presentato come un “esperto nei settori più innovativi e dinamici come la moda, il design e la comunicazione. È un manager riconosciuto per le sue competenze specifiche in gestione, organizzazione e costruzione di soluzioni condivise”.

Negli ultimi frenetici giorni, i protagonisti sono stati il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, i leader di Lega e M5s, Salvini e Di Maio ed il loro premier, Conte e poi Cottarelli. La scena l’hanno avuta loro. I ministeri sui quali si è giocata una partita importante sono stati altri. Non certo quello dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo. I quotidiani quasi sempre hanno evitato di trattarne. Le televisioni, comprese la Rai, non ne ha proprio parlato. Quasi in modo scientifico. Non l’ha fatto neppure nei tg della sera, in prossimità dell’annuncio della lista presentata da Conte al Presidente Mattarella. Circostanza questa che naturalmente non può essere imputata a nessuna delle forze di governo e neppure al neo ministro, ma che sembra suggerire la rilevanza politica che il ministero ha sulle persone. Probabilmente anche quella che avrà nei prossimi mesi.

Bonisoli sarà un ministro di un esecutivo che è più che probabile si concentrerà su temi cari, da sempre, al Movimento e alla Lega. Come il reddito di cittadinanza e politiche sull’immigrazione più ferree. Da quel che racconta la sua storia Bonisoli sarà un ministro non del tutto in antitesi con l’impostazione del suo immediato predecessore, Franceschini. Sulla pagina Facebook del neo ministro un post ricorda che il prossimo 5 giugno parteciperà ad un incontro, organizzato dal M5s di Milano, intitolato “Fare economia con la cultura”. Insomma non proprio una inversione di marcia rispetto a Franceschini, alla sua dichiarazione del 2014, appena nominato, sul suo dicastero come “il più importante ministero economico del nostro Paese”.

Pensare che la formazione di Bonisoli possa essere un handicap sarebbe sbagliato. Pensare che la conoscenza settoriale, che non include neppure fugaci incursioni nell’ambito del patrimonio storico-archeologico ed in quello artistico che non sia contemporaneo, gli impedirà di interessarsi con competenza di ambiti che non conosce in maniera approfondita, sarebbe un errore. Il punto non può essere non avere grande dimestichezza con un’area archeologica e con un antiquarium e neppure con un museo. La questione è piuttosto un’altra, probabilmente: considerare la cultura uno strumento per fare economia. Insomma proseguire sulla strada della valorizzazione, a prescindere. Immaginarlo non sembra senza fondamento. D’altra parte nel celebre contratto di governo si fa proprio riferimento al fatto che “l’Italia oggi non sfrutta a pieno le sue possibilità, lasciando in alcuni casi i propri beni ed il proprio patrimonio culturale nella condizione di non essere valorizzati a dovere”.

Dopo anni di feroci critiche a Franceschini il M5s sembra aver scelto una personalità lontana dalle proposte iniziali. La centralità della cultura uno sbiadito ricordo. Uno slogan dei tempi passati.

Tra diverse ipotesi, una certezza. Alberto Bonisoli sarà ministro dei Beni culturali e delle Attività culturali e del Turismo. Dunque nessuno spacchettamento del Turismo, come il M5s ha sempre sostenuto. E’ più evidente che non si tratta di una questione senza importanza. Il dubbio che non si sia trattata di una scelta ponderata, ma solo di una dimenticanza nella concitazione di questi ultime settimane, rimane. Un’ulteriore ragione per non nutrire eccessive speranze.