Il Real Madrid vincitore delle ultime tre Champions League non ha più il suo allenatore. In una conferenza stampa convocata a sorpresa Zinedine Zidane ha annunciato l’addio: “La squadra ha bisogno di un cambio”, ha spiegato. In meno di una settimana il ciclo dei Blancos sembra essere andato in fumo: aveva cominciato Cristiano Ronaldo, manifestando i suoi mal di pancia subito dopo la finale europea vinta contro il Liverpool, a cui erano seguiti quelli dell’uomo-partita Gareth Bale: “Voglio giocare di più”.

Zidane non ha fatto come loro, o come José Mourinho, fuggiasco dopo la conquista del Triplete in nerazzurro. Ha aspettato cinque giorni e poi ha deciso: “Semplicemente si è chiuso un capitolo”. Il Real come lo abbiamo conosciuto negli ultimi anni non esisterà più: la caccia ai suoi gioielli e ai suoi trofei è aperta.“La mia scelta è frutto di un logorio inevitabile, naturale, e preferisco chiudere in bellezza”, ha spiegato Zidane. Forse sono state proprie le dichiarazioni dei suoi due assi a dare la spinta decisiva al tecnico francese, facendogli capire che dopo tanti successi le motivazioni non sarebbero state più le stesse. Pure Karim Benzema, uno che fuori da Madrid è difficile pensare possa trovare qualcosa di meglio, sembra pronto a fare le valigie. Allora meglio chiudere un ciclo quando è ancora vincente, tutto giusto. Ma il Real Madrid, a cominciare da Carlo Ancelotti e dalla decima Champions vinta a Lisbona nel 2014, era diventato ormai una macchina da finali senza rivali all’orizzonte e destinata a trionfare ancora. L’addio di Zidane invece rimescola tutte le carte.

I meriti del tecnico francese sono stati infatti spesso sottovalutati. Assurdo, per uno che ha trascorso sulla panchina delle merengues 878 giorni vincendo 9 titoli, l’ultimo appena sabato scorso con il terzo trionfo di fila in Europa. Significa che tra Champions, Liga, Supercoppe e Mondiali per club, il francese ha alzato al cielo un trofeo ogni 100 giorni. Zidane è arrivato da esordiente, senza nessuna esperienza precedente, e per questo è stato trattato con molto scetticismo. La stampa spagnola lo ha etichettato come un grande motivatore e ne ha invece talvolta sottolineato i limiti tattici. Le gestioni delle ultime due finali ci raccontano invece che, almeno a partita in corso, ha saputo guidare al meglio il suo Real anche per quel che riguarda moduli e sostituzioni. Lo ricorda la Juventus, lo ha capito Jurgen Klopp che pensava questa volta di aver apparecchiato tutto alla perfezione per il grande exploit.

Non si vince mai per caso, specialmente se lo si fa per tre anni di seguito. Come già accaduto nelle due edizioni precedenti, anche nel cammino europeo 2017-18 i Blancos hanno beneficiato di episodi risultati in fin dei conti decisivi. Basta prendere a riferimento la finale e pensare alle papere di Karius e alla rovesciata di Bale. È successo molto spesso, appunto, e Zidane si è guadagnato così anche la virtù dell’allenatore fortunato. Ma se il Real può sfruttare a suo vantaggio le prodezze dei suoi campioni è perché per tutto il resto della partita ha il totale controllo mentale del gioco. Il tecnico francese non brillerà per idee di gioco, ma ha la capacità di mantenere sempre un equilibrio, sapendo che a spostarlo a suo favore ci penserà poi qualche giocata.

Farlo non è semplice: bisogna saper convincere calciatori che sono considerati e si considerano fortissimi a lavorare per la squadra, a eseguire compiti di marcatura in fase di non possesso e a essere disciplinati quando la costruzione del gioco parte dal basso. Zidane ci è riuscito: rivedere la partita di Casemiro e Benzema contro il Liverpool per credere. In finale gli inglesi hanno giocato la metà dei passaggi del Real, sbagliandone il 9% in più rispetto a una loro normale partita in Premier League. Sul campo il Real ha avuto il controllo, al di là degli episodi.

Eccoli quindi i meriti di Zidane, ascrivibili a piacimento personale tra la capacità di motivare o di guidare tatticamente i propri campioni. Di sicuro il francese con loro, le sue stelle, ha saputo dialogare. Forte di un passato da Galactico per eccellenza e della stima incondizionata del presidente Florentino Perez, si è seduto in panchina dopo il fallimento di Rafa Benitez ed è ripartito da dove aveva lasciato Ancelotti. Non a caso l’unica sua esperienza in panchina era stata proprio da vice del nuovo allenatore del Napoli, prima di una parentesi nella squadra B del Real. Quindi nessun mantra di gioco alla Pep Guardiola o alla Klopp, semplicità ed evidentemente un grande carisma e rispetto conquistati all’interno dello spogliatoio.

Se Zidane sarà in grado di replicare la ricetta vincente messa in mostra a Madrid, dove però godeva delle condizioni ideali, lo scopriremo solo quando il francese siederà su un’altra panchina. Potrebbe non accadere presto ma prima o poi accadrà, come ha ammesso lui stesso: “Non sono stanco di allenare e non sto cercando un’altra squadra”. Una cosa invece è sicura: chi lo dovrà sostituire avrà un compito veramente difficile. La personalità di Zidane ha permesso di tenere compatto per tre anni un gruppo di giocatori insostituibili: da Sergio Ramos a Marcelo, da Modric a Isco, oltre al trio di attaccanti rinominato BBC. Per questo le parole di CR7 e Bale potrebbero avergli fatto capire che il suo tipo di lavoro era finito, che non avrebbe più retto nel tempo. “Serve un’altra metodologia di lavoro e per questo ho preso questa decisione”, ha detto infatti Zidane in conferenza stampa.

Serve un allenatore con carisma per non perdere la colonna vertebrale della squadra e quel cinismo che ha portato ai successi europei. Il primo nome che già circola è non a caso quello di Antonio Conte. L’effetto domino, chissà, potrebbe portare proprio Zidane al Chelsea e l’ex Juve a Madrid. Come detto, il rischio per chi verrà è che l’addio del francese possa dare il via a una diaspora di giocatori. Già si parla dello scambio con il Psg tra Cristiano Ronaldo e Neymar, ma con la valigia pronta ci sono anche Bale e Benzema, magari pure Modric. Il Real avrà la disponibilità economica per tornare prepotentemente sul mercato, certo. Per chi siederà sulla panchina madrilena il rischio però è ritrovarsi tante stelle senza una squadra. E ce ne sono molte altre in tutta Europa che aspettano solo qualche scricchiolio per tornare a prendersi quella Champions League che sembrava diventata patrimonio esclusivo del Real Madrid.