Per iniziare è molto importante chiarire la figura e le posizioni dell’ormai ex ministro designato da M5S e Lega.

Paolo Savona oggi viene considerato un uomo anti-establishment e anti-europeista, in realtà dopo aver compiuto studi di ricerca al MIT di Boston con Franco Modigliani (Premio Nobel per l’economia) inizia la sua carriera in Banca d’Italia nel 1961 dove raggiungerà il grado di direttore. Successivamente a Banca d’Italia è stato direttore generale di Confindustria sotto la presidenza di Guido Carli e poi segretario per la Programmazione Economica al Ministero del bilancio (1980-1982), amministratore delegato di Bnl (1989-1990), vice presidente di Capitalia e presidente del Banco di Roma. Ministro dell’Industria con Ciampi nel 1993. Insomma tutto fuorché un uomo anti-sistema.

Per giorni sui social ed in tv si è parlato del piano B di Savona e dell’uscita dall’euro, riprendendo una puntata de L’Infedele di Gad Lerner del 2012 ed un convegno del 2015 alla Link University. Savona è sì molto critico nei confronti dell’attuale architettura europea ed anche della gestione della moneta unica, ma non ha mai paventato l’uscita dall’euro come prima mossa da attuare una volta divenuto ministro dell’economia.

Nel famoso convegno alla Link University Paolo Savona si concentrò solo sul piano A, quello che spesso ha detto di preferire, ovvero una serie di misure necessarie “per rendere l’Euro una moneta veramente comune ed unitaria europea”.

Il piano B come si evince da Scenarieconomici.it sarebbe stato il frutto del lavoro di un team di economisti non concepito come “una strada da percorrere, ma come un piano di emergenza a fronte di eventi monetari improvvisi e di rottura”. Una sorta di “uscita d’emergenza” economica, spiega l’articolo che ricorda l’evento, “che viene progettata non per un suo normale utilizzo, ma per far fronte ad eventi imprevedibili ed indesiderati che, comunque, potrebbero accadere non per nostra volontà”.

A nulla è servita la lettera scritta dal professore emerito per alleviare le tensioni istituzionali ed i cui punti principali si riportano di seguito:
– Creare una scuola europea di ogni ordine e grado per pervenire a una cultura comune che consenta l’affermarsi di consenso alla nascita di un’unione politica
– Assegnare alla Bce le funzioni svolte dalle principali banche centrali del mondo per perseguire il duplice obiettivo della stabilità monetaria e della crescita reale
– Attribuire al Parlamento europeo poteri legislativi sulle materie che non possono essere governate con pari efficacia a livello nazionale
– 
Conferire alla Commissione Europea il potere di iniziativa legislativa sulle materie di cui all’art. 3 del Trattato di Lisbona

Paolo Savona non sarà ministro dell’Economia, ora lo sappiamo. Ma si potrà finalmente scongiurare l’uscita dall’Euro ed il mantenimento della tenuta europea? L’unione economica europea si sorregge su un paradosso sostanziale che è ormai da tempo oggetto del dibattito pubblico: la scollatura politica tra gli Stati che ne fanno parte. Far finta che questo problema non esiste vuol dire minare la stabilità stessa dell’unione.

Per ciò che concerne l’Italia difficilmente si può pensare che questa “bocciatura” possa calmierare i mercati ed i risparmiatori poiché ciò che emerge è un Paese fragile con grandi difficoltà di affrontare nelle giuste sedi istituzionali un percorso riformista dell’Ue.

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