I risultati delle elezioni del 4 marzo, frutto di una legge elettorale votata da tutti i partiti tranne che dal M5s, ci hanno “costretto” a trovare una sintesi con le altre forze politiche. Con grande maturità politica e anche tanta pazienza abbiamo intrapreso un dialogo aperto per il bene del Paese. Abbiamo superato la nostra atavica difficoltà a fidarci dei partiti, anteponendo l’interesse stesso del Movimento per cercare il bene comune. L’antitesi di quello che ha fatto Matteo Renzi.

L’unico veto che ci siamo permessi di porre è stato quello all’ex cavaliere Silvio Berlusconi, un pregiudicato, iscritto alla P2, 9 volte prescritto che ha fondato un partito con un tale Marcello dell’Utri che oggi è in carcere per concorso esterno in associazione mafiosa. L’antitesi del governo del cambiamento che vogliamo realizzare.

Dopo settimane di un lungo lavoro, un lavoro di cesellamento che ha trovato sintesi tra due forze politiche che sono e restano alternative, abbiamo firmato un contratto di governo. Un contratto nel quale gran parte del nostro programma politico, votato da 11 milioni di italiani, era stato inserito e approvato in accordo con la Lega. Penso al reddito di cittadinanza; nel nostro Paese ci sono, secondo l’Istat, quasi 5 milioni di poveri assoluti, viviamo nell’inconsapevolezza generale, una trasformazione epocale: la robotica farà perdere un numero crescente di posti di lavoro, fino a quando, non ci sarà una riconversione che ponga al centro l’uomo e non il profitto, uno sciame crescente di disoccupazione travolgerà la nostra società. Il reddito di cittadinanza è una rete sociale indispensabile oltre che uno stimolo all’economia. Penso all’acqua pubblica, chi come il sottoscritto nel 2011 si è impegnato con il referendum per la ripubblicizzazione sa quanto sia importante, penso al daspo per i corrotti e all’agente provocatore, ai rifiuti zero e quindi basta con gli inceneritori, al superamento dell’ignobile riforma della Fornero, stop alla Tav, la fine dell’ostracismo contro la Russia che è costato almeno 4 miliardi di euro alle nostre aziende.

Queste sono solo alcune delle misure che avrebbero fatto il bene degli italiani. Ma evidentemente non quello delle élite. E ce ne siamo subito resi conto: tutti i maggiori organi di “informazione” nazionali e internazionali hanno tentato di impedire la nascita di questo governo. Il Financial Times ha intitolato “arrivano a Roma i nuovi barbari”, il New York Times ha affermato che “i populisti si prendono Roma” e che Conte è uno sconosciuto per di più contraffattore del suo curriculum. Una falsità. Lo spread è stato nuovamente usato come clava per colpire il nostro Paese. Persino la famigerata agenzia di rating Moody’s è tornata a minacciarci di declassamento. Ministri di Paesi stranieri si sono permessi di porre veti dimenticando che l’Italia è da 20 anni in avanzo primario e che se cresce il debito è solo per via di quegli interessi (anatocismo) che fa arricchire i veri Piigs (porci) che sono gli speculatori internazionali che lucrano da questa situazione. Tutti questi attacchi sono stati segnali che ci hanno fatto pensare che eravamo sulla strada giusta.

Oramai è da tempo che scrivo e affermo che purtroppo il termine democrazia è una chimera che viene usata per ammansire i più, in realtà la democrazia come la intendevano i greci 2.500 anni fa (Kratos, potere, demos popolo: il potere appartiene al popolo) non c’è in Italia, un Paese che dopo il secondo conflitto mondiale è divenuto sempre più una colonia, per lo più periferica degli Usa.

Molti di voi mi hanno spinto a candidarmi, ora da senatore confermo che più che una democrazia noi siamo sottomessi a una plutocrazia. Si respira subito questa mancanza di democrazia girando tra le stanze buie dei palazzi del potere. Abbiamo tentato in tutti i modi di aprire quelle finestre e far entrare la luce e la voce dei tanti che chiedono giustizia e cambiamento. In parte ci siamo riusciti e lo continueremo a fare, sempre. Ma ora serve un nuovo coraggio e nuova partecipazione.

Nel nostro Paese abbiamo avuto ministri (e anche primi ministri) piduisti, amici di mafiosi, condannati, prescritti e massoni, ma nella fattispecie si è posto il veto su di una singola figura. Un anziano docente incensurato, già ministro della nostra Repubblica, reo di avere una linea non succube di quell’élite finanziaria che domina in Europa. Mattarella ha posto un veto politico che non ha precedenti nella storia repubblicana, Mattarella ha dimostrato di non essere custode della volontà popolare. La colpa di questo governo era di non avere trai suo membri alcun condannato, ma soprattutto di aver messo in discussione quell’élite finanziaria che detta la linea politica in Europa, quella stessa élite che attraverso la fabbrica del consenso ci ha infangato e sabotato.

Serve un segnale forte a chi crede di poter ancora calpestare la volontà del popolo italiano. Ma soprattutto ora, in questo momento storico così importante, occorre la vicinanza e il sostegno di tutti coloro che credono e sono disposti a lottare per la democrazia. Siamo partiti dieci anni fa da zero, basandoci sulla visione, sul sogno di due uomini, ora siamo la prima forza politica del Paese e abbiamo dato vita a un cambiamento irreversibile di cui ancora alcuni poteri forti fanno fatica a decifrarne la portata. Come diceva Pablo Neruda potranno pure tagliare tutti i fiori ma non fermeranno la primavera.

La vera sfida inizia ora!

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