Un anno fa erano precipitati come dal nulla sulla scena musicale italiana. Una meteora? A guardali oggi si direbbe di no. I sanpietrini, le birre Peroni, i tramonti di Roma. Carl Brave X Franco 126 si erano proposti come qualcosa di nuovo ed estremamente interessante e il loro primo album, Polaroid, aveva stupito la critica e gli ascoltatori. E poi? Poi, sold out in tutta Italia e record di streaming e views.

Un anno dopo, Carl Brave ha spiazzato di nuovo tutti con “Notti Brave”, un progetto solista uscito il 18 maggio per Universal. Difficile inquadrarlo in un unico genere. Carl Brave galleggia tra il rap, il pop, l’indie, il cantautorato. Ha una scrittura che gli permette di divincolarsi tra un registro alto e basso senza perdere efficacia. “Ho iniziato a lavorare a Notti Brave mentre stavamo finendo Polaroid – racconta a Ilfattoquotidiano.it -. Io sono uno così, non sto mai fermo, produco sempre tanto. Con questo album avevo voglia di fare un salto di qualità. Ho lavorato molto sui testi e sulla musica. Infatti ho aggiunto le tastiere e curato molto il sound. Sono molto soddisfatto”.

E Notti Brave segna proprio un’ulteriore crescita artistica per Carl Brave. Diciamolo subito: non era facile riconfermarsi dopo il successo di Polaroid. L’artista romano invece ha osato. A partire dai featuring. Chi di noi si aspettava di ascoltare Carl Brave assieme ad artisti come Fabri Fibra, Giorgio Poi o Frah Quintale? Proprio qui sta il successo di questo disco. Nell’aver osato collaborazioni inaspettate, ma alla fine vincenti.

“E’ stato bello confrontarmi e lavorare con tutti questi artisti. Ho avuto modo anche di aprimi verso il pop e sperimentare qualcosa di nuovo. Con Fibra avevo un po’ di timore. Me lo ascoltavo quando tornavo a casa da scuola in motorino e di colpo me lo sono ritrovato in studio. Per stemperare l’attenzione mi ha abbracciato. È stata una figata”. Già perché Fotografia, il singolo che vede la collaborazione anche di Francesca Michielin nel ritornello, punta a diventare il classico tormentone estivo.

Potenzialmente, Notti Brave è un insieme di hit, legate da un filo logico. Come una grande, unica canzone, che si arricchisce poco alla volta. “Io sono nato come rapper ma poi poco alla volta mi sono evoluto. È mi piace questa cosa. Non ho dei confini specifici”, ha spiegato ancora. Difficile trovare dei punti di debolezza in questo progetto. O forse, sono proprio i featuring che rischiano di essere anche la parte debole perché tolgono attenzione alla scrittura di Carl Brave? Vero è che Notti Brave però conserva una propria identità senza snaturarsi troppo.

E ora cosa riserverà il futuro al cantautore romano? “Sicuramente saremo in tour suonando sia Polaroid che Notti Brave. E poi avrei un sogno nel cassetto”, dice Carlo, ridendo. “Vorrei diventare come Vasco, non sarebbe male“. Decisamente. In bocca al lupo.

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