I mercati si innervosiscono. Scalpitano. Non accettano che i popoli votino altrimenti. Altrimenti rispetto ai desiderata dei signori apolidi del mondialismo turbocapitalistico. Le elezioni del 4 marzo non le hanno digerite. Né poco, né punto. Non ha vinto la destra, non ha vinto la sinistra. Contro ogni aspettativa, ha vinto il basso, il servo precarizzato. E ora fanno di tutto, con i loro uomini istituzionali, per scongiurare il rischio di un governo in Italia che sia populista, cioè in difesa delle masse nazionali-popolari precarizzate e non del Signore mondialista no border.

Stanno per giocare la carta del governo tecnico, sul modello del 2011 e del colpo di Stato finanziario. Occorre evitarlo in ogni modo. Sarebbe la tragedia per il Paese. Sarebbe la vittoria dell’interesse mondialista dei mercati contro l’interesse nazionale delle classi lavoratrici e imprenditoriali. Ordunque, Lega e Cinque stelle operino di concerto.

Debbono governare, insieme, mettendo da parte le differenze. Difendendo gli interessi dei ceti deboli e della massa dannata degli sconfitti della mondializzazione. L’uscita dall’euro e dall’Unione europea è il punto chiave su cui Lega e 5Stelle debbono agire di concerto. È l’orizzonte comune, la base per la risovranizzazione dell’economia e per l’opposizione al mondialismo dei mercati e dei signori apolidi del turbocapitale. Di qui occorre muovere. Prima che sia troppo tardi.

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