“Gli immediati tentativi di censurare la nostra campagna sono andati a vuoto, dato che non abbiamo usato gli spazi pubblici comunali ma ci siamo affidati a una concessionaria privata“. L’associazione prolife Citizen Go difende i suoi manifesti comparsi a Roma (con lo slogan “L’aborto è la prima causa di femminicidio”) e annuncia che “la campagna si svilupperà ulteriormente, con l’utilizzo di camion-vela in diverse città italiane e con la distribuzione di centinaia di riproduzioni del manifesto ai partecipanti alla prossima Marcia per la Vita, in programma questo sabato a Roma (raduno ore 15 a Piazza della Repubblica)”.

Intanto il Dipartimento sviluppo economico del Campidoglio ha chiesto ai vigili urbani di individuare la localizzazione dei manifesti affinché la polizia locale scriva un report per accertare la regolarità di tutte le affissioni. In base al dossier dei vigili urbani il Campidoglio, che ha già condannato ieri il contenuto dei manifesti, “valuterà se è percorribile la strada della rimozione”, spiega il presidente della Commissione Commercio Andrea Coia.

Dopo le polemiche di ieri, oggi interviene anche la senatrice di Leu Loredana De Petris, presidente del gruppo Misto, che parla di “offesa gravissima e inaccettabile. Questa campagna – aggiunge – oltre ad essere frutto di un’ipocrisia indecente, lancia un’accusa ignobile alle donne che con sofferenza devono affrontare un’interruzione di gravidanza. Bisogna piantarla di ritenere che l’aborto sia una decisione che le donne prendono a cuor leggero, come per assecondare un capriccio“. E ribadisce che “difendere il diritto all’aborto e garantire la corretta applicazione della legge 194″, di cui quest’anno ricorrono i 40 anni dall’approvazione, “sia la priorità di tutti coloro che credono nei principi base di laicità dello Stato”.

Sul fronte Pd interviene Debora Serrracchiani: “Dopo 40 anni di legge 194 con questi manifesti a Roma le donne diventano vittime due volte: accusate d’assassinio e oggetti di reato. L’aborto legale è stato una sofferta conquista delle donne per la libertà di scelta contro i cucchiai d’oro, c’è ancora chi lo spaccia per delitto”. E la consigliera capitolina dem Valeria Baglio chiede alla sindaca Raggi di “far sentire la sua voce e chiedere la rimozione immediata“.