Tinto Brass, icona del cinema erotico, si è sposato in tarda età con una signora 57enne, avvocato. Cinque anni or sono è stato colpito da ictus. I suoi due figli di primo letto hanno chiesto e ottenuto dal giudice – temendo che il patrimonio personale venisse dal papà disperso in iniziative troppo allegre – che la moglie diletta amministri i beni e ne tuteli il loro valore.

La moglie, che vive questa felice stagione con Tinto, si rifiuta di divenire amministratrice in forza della legge e non magari dell’amore e decide di ricorrere in appello per sentirla revocata.

Brass si ricorda di Sofocle, pure a lui successe di vedersi intimare dai figli l’esproprio.

Ora io domando: uno Stato che nega sistematicamente giustizia, che allena i furbi e i prepotenti – per via del groviglio di norme che rallentano ogni passo e sistematicamente si arenano davanti a mille prescrizioni – perché deve farsi ficcanaso oltre il limite del lecito?

Com’è triste la vita di quel figlio che vive l’ossessione dell’erede mancato, che mostra il suo unico talento nel segnalare i vizi del padre dal quale però si attende il bonifico dell’addio.

 

Riceviamo e pubblichiamo da Bonifacio e Beatrice Brass

In relazione alla notizia diffusa sul Vostro quotidiano on-line riguardante la nomina di un amministratore a favore del Maestro Tinto Brass, precisiamo quanto segue. Il ricorso per la nomina dell’amministratore è stato promosso dal signor Bonifacio Brass col solo scopo di tutelare i diritti del padre. Del resto, la nomina di un amministratore di sostegno avviene nel corso di un procedimento di cosiddetta volontaria giurisdizione e quindi per definizione “non contenzioso” che esclude pretese patrimoniali. L’istituto dell’amministrazione di sostegno è volto invece a garantire un ausilio nella gestione di determinati aspetti della vita quotidiana, che per l’inevitabile avanzare dell’età divengono spesso gravosi. A dimostrazione del fatto che unica ragione dell’iniziativa è la tutela del padre, si precisa che proprio dal figlio Bonifacio Brass proviene il suggerimento di nominare quale amministratrice di sostegno la moglie del Maestro in quanto residente nella medesima città a prescindere da ogni questione relativa alla convivenza. Il Tribunale di Roma, evidentemente condividendo le prudenziali argomentazioni del figlio, ha ritenuto sussistenti i presupposti di legge per l’apertura dell’amministrazione così garantendo assai più efficacemente i diritti del celebre regista. Trattasi dunque di provvedimento non penalizzante, di natura ordinaria e di usuale adozione ad ogni latitudine.